mercoledì 15 marzo 2017

ROMA 19 APRILE 2017 - CONVEGNO - ASSE MBLEA W.A.C. WEB ACTIVIST COMMUNITY



Mercoledì 19 aprile, a Palazzo Falletti - via Panisperna 207, Roma (h. 11:00)
La situazione generale del Libero Pensiero e della Libera Espressione nel web sta andando incontro a stagioni molto difficili. L'episodio dell'interruzione della "monetizzazione" da parte di Google - Ad Sense nei confronti di centinaia di web attivisti, l'adozione degli algoritmi "selezionatori" da parte di Facebook, il DDL Gambaro e il Truth Act dell'On. Boldrini 
 , sono solo le punte visibili di un iceberg contro il quale gli utenti di internet potrebbero scontarsi a breve. L'alleanza tra i Boss della Rete e le Autorità nazionali e internazionali sta muovendo le truppe occulte di una guerra silenziosa i cui obiettivi sono chiari : la riduzione drastica , se non l'eliminazione, del dissenso non conformista che si esprime nel web. Nel magico triangolo costituito da Contenuti, Accesso alla rete e Modello di business , anche se si riuscirà a salvaguardare i Contenuti , in quanto il Potere Globale è costretto a difendere formalmente la Libera Espressione ... anche se si riuscirà a salvaguardare l'accesso alla Rete, in quanto difeso dalla Net neutrality sostenuta dagli interessi delle Società telefoniche ( fin quando si paga il transito si ha visibilità ) ... ciò che è drammaticamente in discussione è il Modello di Business, cioè l'accesso alle risorse indispensabili alla sopravvivenza dei singoli e all'economia della Comunità .I rivoli monetari "classici" che alimentavano il web : denaro pubblico, pubblicità e sponsorizzazioni, si stanno prosciugando o sono sotto il controllo ferreo di soggetti che vogliono sopprimere i web attivisti antagonisti dei media mainstream. I rivoli : donazioni, sottoscrizioni e crowdfunding, ai quali ci si sta recentemente rivolgendo quali fonti di risorse dirette, non bastano e non basteranno . A loro attingono da sempre macro organizzazioni travestite da "organizzazioni umanitarie e ambientali", a loro attingono i grandi siti di petizione online, a loro oggi si rivolgono una quantità sempre più numerosa di soggetti.

Le fonti classiche non basteranno a generare un'economia tale da sostenere la libera espressione e il lavoro in Rete di centinaia di migliaia di attivisti. A favore della strenua difesa, anche legale, della libera manifestazione in Rete e della libertà di ognuno di mantenere la propria linea editoriale , il 31.1.2016 si è costituita la WAC - Web Activists Community e ha formalmente celebrato il  proprio rito di riconoscimento sul grigio altare della Agenzia delle Entrate. Da qualche settimana dunque la WAC esiste al fine di assumere una rappresentanza , la più vasta possibile , della moltitudine di soggetti attivi in Rete e al fine di fornire un Marchio Ombrello per affrontare le battaglie collettive e condivise della democrazia digitale e contemporanea. NO al referendum della J.P.Morgan, NO al Fondo Salva Stati, No al DDL Gambaro,sono alcune delle battaglie che già hanno visto attivi gli aderenti alla Wac . Si all'Attuazione della Costituzione, No alle scorribande della finanza speculativa, No alle liberalizzazioni selvagge, sono le prossime battaglie in agenda. Al di là e in armonia con il suo impegno civile e politico la WAC si propone anche di sostenere i propri soci nella ricerca delle fonti di sostentamento . Al riguardo stiamo verificando come poter accedere, sia a favore dei singoli che dell'Associazione, a nuove risorse che il web sta offrendo . Tra queste : la realizzazione di forme di e-commerce finalizzate al consumo equo e sostenibile, grazie all'alleanza con soggetti off Amazon, off eBay e la difesa dei leciti diritti d'autore. "Sopravvivere economicamente e dignitosamente" è una delle parole d'ordine della WAC. 
Vediamoci a Roma il 19 aprile (h.11:00) in via Panisperna 207 nella sala di Palazzo Falletti . VEDI LA MAPPA
Interverranno bloggers famosi, politici, giuristi, economisti, accademici e giornalisti.
Glauco Benigni - Presidente di WAC .

Contacts :
segreteria@wac.world

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mercoledì 1 marzo 2017

DISEGNO DI LEGGE GAMBARO: UNA NORMATIVA DA RIVEDERE

Editoriale dell' Avvocato Mario Di Primio

Da tempo Internet ha rivoluzionato in vario modo i rapporti sociali, consentendo a masse di utenti di accedere a un patrimonio di conoscenze prima assolutamente indisponibile, caratterizzato da un inarrestabile libero e illimitato  scambio di informazioni in rete; proprio la sua inarrestabile fruizione sta plasmando rapidamente nuove dinamiche e relazioni sociali, destinate a dominare la nostra società, come dimostra la diffusione sempre più pervasiva e penetrante nella nostra vita dei social networks e la implementazione progressiva e inarrestabile di nuove realtà socioeconomiche ( la cd. New Eeconomy),
Come nel passato l’impulso rapido, quasi violento, della evoluzione della rete e delle nuove tecnologie apre nuove opportunità ma porta con sé anche fenomeni inquietanti che minacciano aspetti fondamentali della nostra esistenza, introducendo controlli sempre più asfissianti nella vita privata, teorizzando il superamento della democrazia nelle sue forme finora conosciute, e dischiudendo nuovi sottoboschi virtuali in cui la criminalità in forme innovative esprime tutta la sua creativa pericolosità ( si pensi al deep web dentro cui si svolgono vendita e scambi di organi umani, di armi, e di droghe, di materiale e informazioni pedopornografiche ecc.ecc.).
Quel che è peggio, la società non riesce a tenere il passo e i nuovi paradigmi sociali e tecnologici non trovano risposte adeguate ma reazioni confuse e sempre più contraddittorie.
In particolare emerge forte l’esigenza di proteggere i cittadini ma ai tanti gravi problemi posti da Internet finora le Autorità e le legislazioni hanno reagito in modo disordinato, mettendo a rischio anche valori fondamentali della democrazia.
Un tentativo disordinato di intervenire in questa materia è il disegno di legge Gambaro n.2688/17 con cui si vorrebbe “…. prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica”, tali da ledere a parer di chi scrive il principio di cui all’art. 21 della Costituzione.
Detta legge vorrebbe ostacolare le cd. Fake news, che inarrestabili si moltiplicano all’interno della rete, nell’intento di limitare la overdose di informazioni cui è esposto il comune cittadino quando naviga su Internet e sopratutto nei social. 
In effetti non sono pochi a ritenere che un eccesso di informazione è forse peggio della mancanza di notizie, poiché dà luogo a quella che è considerata ormai la nuova frontiera dell’analfabetismo, invero  l’incapacità del singolo di poter discernere, distinguere e differenziare le migliaia di informazioni che riceve passivamente, senza dargli il giusto peso e avvalorando anzi quelle di dubbia veridicità.
Il nuovo progetto di legge si propone di intervenire in questo delicato contesto ma tuttavia basta una sua rapida lettura per rendersi conto che tocca alcune corde delicate della nostra democarazia, come quella della libertà di informazione, di circolazione delle idee e di liberta di associazione.
Preliminarmente va sottolineato che il disegno di legge si prefigge di sanzionare con pene più severe reati già disciplinati dal codice penale vigente, sol perché commessi con l’ausilio di piattaforme e mezzi telematici.  
Ciò è particolarmente vero per l’art. 656 bis c.p., di cui all’art. 1 del progetto legislativo che ricalca in tutto e per tutto l’art. 656 c.p., con la differenza che inasprisce la sanzione nel caso gli stessi fatti siano commessi con l’ausilio di piattaforme o mezzi telematici:  non più l’arresto fino a tre mesi o la ammenda fino a € 309 per chi pubblichi o diffonda notizie false, esagerate o tendenziose dunque, ma una ammenda fino a € 5.000,00 per chi nel comunicare dette notizie si avvalga di piattaforme o mezzi telematici.Ben più “politico” è l’art. 2 del progetto di legge che con la stessa tecnica dell‘inasprimento sanzionatorio punisce con severità, con la reclusione non inferiore a dodici mesi e con l’ammenda fino a € 5.000,00, coloro che diffondono, comunicano voci o notizie false, esagerate o tendenziose, che possono destare pubblico allarme, o svolgono comunque un’attività tale da recare nocumento agli interessi pubblici o da fuorviare settori dell’opinione pubblica, anche attraverso campagne con l’utilizzo di piattaforme informatiche destinate alla diffusione online. Ancora più gravose poi le pene per chi si renda addirittura responsabile di campagne d’odio contro individui o volte a minare il processo democratico a fini politici (reclusione non inferiore a due anni e ammenda salatissima fino a € 10.000,00). 
Né va trascurato che l’art. 265 bis c.p. si ispira alla norma relativa al cd. “Disfattismo Politico”, reato di altri tempi concepito in epoca fascista in un clima marziale per contrastare ogni opposizione sia politica che militare. Il riferimento a questa norma, operata nel progetto di legge, appare pertanto alquanto infelice, tanto più che detta norma è stata impiegata da alcune procure negli anni 90 teorizzando la cd. depressione del sentimento nazionale per reprimere pacifiche manifestazioni di protesta. 
Va considerato che la maggiore severità delle sanzioni è sempre e chiaramente concepita in ragione della maggiore permeabilità, accessibilità e rapidità di fruizione delle notizie diffuse tramite blog e social network, che in caso di manipolazione, raggiungendo in tempi rapidissimi migliaia di persone possono suscitare reazioni collettive fino a poco tempo fa impensabili e difficili da controllare, che in casi estremi potrebbero minacciare anche l’ordine pubblico (si pensi a un flash mob ideato con fini eversivi). 
Tuttavia c’è da chiedersi se in un paese così conformista come il nostro paese norme del genere non diventino nei fatti uno strumento punitivo nei confronti di tutti coloro che manifestano idee diverse, diffondono notizie alternative e contrastanti con quanto diffuso dai media principali; non siano addirittura un mezzo di repressione per quanti intendano organizzare nuove associazioni di natura politica, non avvalendosi di mezzi finanziari ma puntando sulle straordinarie risorse offerte dai social network.
Proprio sotto quest’ultimo aspetto si pongono quesiti irrisolvibili: la propaganda dei gruppi politici da sempre - si sa -  mescola e diffonde accanto a fatti veritieri anche una buona dose di informazioni scorrette, quando non false, manipolate o comunque fuorvianti e superficiali ( basta pensare da ultimo allo slogan diffuso su internet durante l’ultima campagna referendaria dai sostenitori del SI; chi vota no vota per il debito pubblico, per i vitalizi dei senatori e per la casta ): c’è dunque da chiedersi con quale criterio e in quale misura si potranno ritenere delle notizie senz’altro parziali se non addirittura partigiane tanto false, esagerate e tendenziose, da richiedere l’intervento della magistratura.Che ne sarà poi dei gruppi che vogliano organizzare e sviluppare forme autonome di politica organizzata senza poter ( o voler) accedere a imponenti risorse finanziarie? I propri strumenti di propaganda, allocati quasi prevalentemente sul web, potranno essere in qualche modo frenati? E questo non rappresenta una evidente violazione del dettato costituzionale che impegna lo stato ai sensi dell’art.3 della Costituzione a promuovere “l’effettiva  partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”? 
Si tratta di quesiti delicati che il progetto di legge non soltanto non prende in considerazione ma rende ancora più attuali. Grande attenzione sotto questo profilo merita il riferimento troppo generico alle campagne volte a minare il processo democratico a fini politici. Chi deciderà infatti quando una campagna possa ledere al processo democratico? Detta norma di facile applicazione nei confronti di gruppi estremisti che portano nella loro stessa ideologia l’odio e il disprezzo verso la democrazia, diviene fonte di perplessità e di preoccupazione nei confronti di altre formazioni politiche. 
VI sono nell’attuale panorama politico movimenti che in passato ( la Lega Nord) e attualmente ( il M5S) hanno più volte manifestato forme estreme e radicali di protesta: questa profonda mancanza di galateo istituzionale potrebbe essere intesa come “minaccia al processo democratico.”?  Chissà perché ma sono convinto che detta norma, se introdotta, troverà qualche solerte magistrato disposto ad applicarla tout court. E l’uso politico sarebbe fin troppo scontato. Altri seri problemi sono posti dal comma 3 dell’art. 656 bis, che introduce una ben meditata discriminazione a favore degli organi di stampa e dei giornalisti, una odiosa liberatoria che consentirà a tutti coloro che operano all’interno dei mass media istituzionali e negli organi di stampa di partito di poter anche diffondere notizie false venendo sanzionati con meno severità.
Tale disparità di trattamento viola in ogni caso il principio di uguaglianza e invece di arginare le fake news il nuovo art.656bis nella sua struttura odierna finirebbe per condizionare e rallentare il flusso delle informazioni fuori dai canali istituzionali, sbarrando il passo alle fonti di informazione alternativa che spesso si sono incaricate dui diffondere on voci ma fatti troipo trascuratio dai mass media tradizionali  In definitiva il nuovo disegno di legge va ulteriormente approfondito: norme apparentemente meritorie, perché volte a introdurre una qualche forma di controllo nel web e nei social, possono sotto troppi profili divenire fonte di abuso e di controllo politico.La storia e l’esperienza umana infatti insegna come norme e regole ispirate alla volontà di tutelare i singoli cittadini, variando i contesti, siano poi divenuti strumento di abuso e repressione.


giovedì 23 febbraio 2017

TRUMP & PUTIN

PENSIAMOCI SU: Una rubrica di Luigi Orsino

Trump e Putin sono sicuramente i personaggi della politica mondiale più controversi. Entrambi sono, da alcuni, acclamati come salvatori della patria e innovatori politici.  Da altri sono fortemente osteggiati per l’assoluta indifferenza con cui calpestano i diritti umani e la forza che esercitano nel soffocare l’opposizione.La recente elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti ha suscitato una serie di reazioni, soprattutto negli USA, dove in molti contestano la sua elezione in ragione del suo programma politico populista. Benché alcune sue scelte sembrano essere, e forse lo sono, giuste in questo momento storico, come ad esempio un rigido controllo dell’immigrazione, non bisogna dimenticare che egli intende abolire le riforme volute da Obama nella sanità. In una nazione in cui il sistema sanitario è fatto su misura di chi è benestante mentre gran parte della popolazione è praticamente senza assistenza. Se non si in possesso di un’adeguata assicurazione sanitario ti lasciano semplicemente morire. In pratica chi non ha saputo sfruttare i benefici del “sogno americano” sono cittadini di serie c, poco importa come hanno fatto i quattrini purché li Abbiano. Le modifiche volute dal precedente presidente non erano granché, ma sempre meglio di niente.  Trump ha immediatamente aumentato i finanziamenti alle forze armate ben consapevole che l’economia americana si mantiene sulla macchina bellica. Gli USA devono sempre essere in guerra affinché la loro economia giri, il volano di questa economia è l’industria bellica. Ritornando al tema dell’immigrazione, tenuto conto che i paesi occidentali sono sotto attacco da parte dei paesi musulmani, un maggior controllo è giustificabile. Quando questo controllo diviene generalizzato e diventa occasione per innalzare barriere protezionistiche la cosa è molto meno accettabile, soprattutto per una nazione fatta esclusivamente da immigrati. Forse il signor Trump è un nativo americano? Non credo visto che intende prendere alcune iniziative penalizzanti per gli indiani d’America (vorrebbe sottrarre parte delle riserve per concederle in gestione alle compagnie petrolifere), scatenando le ire di alcune tribù tra cui i Sioux.  Valdimir Putin, lo zar, è il camaleontico reggitore della politica e dell’economia russa. Anche lui molto contestato per le scelte politiche e non, per la protervia con cui esercita il potere e per la sfacciata esibizione di esso. Ha gabbato il sistema politico del suo paese, che prevede per un presidente non più di due mandati consecutivi, con una staffetta che lo vede prima presidente e poi primo ministro dopo di che nuovamente presidente. Un sistema subdolo e dichiaratamente anti democratico per detenere il potere all’infinito. L’ex colonnello del KGB è un ricco imprenditore grazie alla sua capacità di sottrarre le aziende ai legittimi proprietari per farle sue (lo si chieda al proprietario della YuKos finito in Siberia per essersi rifiutato di cedere a Putin. Oggi l’azienda è denominata Gazprom e Putin è il maggior azionista). Il presidente russo è favorevole alle maniere spicce quando si tratta di liberarsi di avversari politici o rappresentanti dei media non allineati con il Putin pensiero, negli anni parecchi sono misteriosamente scomparsi ed altri uccisi platealmente (forse un messaggio per altri oppositori?). Putin è il profeta di un neo imperialismo sovietico, non si fa scrupolo di attaccare proditoriamente paesi incolpevoli, come L’Ossezia del sud e l’Ucraina. L’Ucraina la cui unica colpa potrebbe essere la volontà di farsi pagare il transito del petrolio russo sul suo territorio è, in realtà, colpevole di essersi troppo avvicinata all’occidente. Ha pagato la sua colpa con l’invasione russa, perdendo la Crimea e dovendo affrontare una guerra tanto sanguinosa quanto dimenticata, i combattimenti avvengono sul confine nord-orientale tra Russia ed Ucraina. La Russia vanta diritti su quei territori perché abitati da popolazioni di origine russa. Come dire che  l’Italia dovrebbe cedere il Trentino alla Germania perché vi è una consistente comunità tedesca in zona. 
Perché Putin e Trump sembrano essere in perfetto accordo su molte cose? In realtà è una politica truffa, nessuno dei due vogliono la distensione tra i due paesi, anzi aspirano ad un ritorno alla guerra fredda. Uno stato di perenne tensione permetterebbe ad entrambi di accrescere il potere personale, di rafforzare gli eserciti e soprattutto di tenere l’Europa sotto pressione. A nessuno dei due piace una UE forte e terzo polo politico-militare-economico, si augurano che l’Unione Europea si sfaldi. Non a caso entrambi hanno esultato per la brexit. Questi due signori vogliono una nuova corsa al nucleare e si auspicano il ritorno al bipolarismo puro USA-Russia.  Considerando che Putin e Trump perseguono gli stessi fini possono ritenersi alleati, il vero problema è che si sono alleati a discapito dei  popoli di tutta la Terra.



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lunedì 13 febbraio 2017

ITALIANI BRAVA GENTE


PENSIAMOCI SU: Una rubrica di Luigi Orsino

Ecco i fatti:
In Francia si parla di introdurre un jobs act all’italiana e scoppia una ribellione popolare: il governo ci ripensa. Sempre in Francia alcuni poliziotti pestano e violentano un giovane della periferia parigina che protestava per le condizioni di vita disagiate: scoppia una rivolta popolare, peccato che non ci sia più la Bastiglia altrimenti la tiravano giù adesso. In Albania la popolazione circonda il parlamento per protestare, molto energicamente, per la corruzione che infesta la classe politica. In Grecia innanzi alla possibilità di subire le procedure d’infrazione della UE per non aver rispettato le scadenze nella restituzione dei prestiti ricevuti la popolazione si solleva, per altro incitata dai politici del partito “Alba Dorat”. Negli USA in risposta alla violenza delle forze dell’ordine ci sono moti di rivolta in molte grandi città. Sempre negli USA a molti non va giù l’elezione di Trump e in moltissimi scendono in piazza a protestare energicamente. 

E in Italia? Cosa succede in Italia? Dato per fattore certo che in Italia non c’è un cazzo che funzioni, che la sperequazione tra i molto ricchi ed i molto poveri è un abisso senza fine, che una pessima distribuzione della risorse economiche hanno prodotto ben 20 milioni di nuovi poveri, Che non si riesce a trovare un politico onesto neanche a cercarlo con il lanternino, considerato che in Italia … Inutile che aggiunga altro, ci vorrebbero tanti volumi quanti ne ha la Treccani per elencare tutte le cose che vanno male. Ebbene noi che facciamo? Parliamo, parliamo tanto, parliamo in tv, parliamo in radio, parliamo sui giornali, sui blog, sui social, al bar, in chiesa, ovunque. Ovunque ci parliamo addosso, ci ammazziamo a furia di masturbarci mentalmente. Peccato che le parole non servano a niente. Peccato che il vecchio adagio “ne uccide più la penna che la spada” sia diventata un’emerita cazzata. Agli interessati non gliene frega niente delle parole anche se sono scritte in bella grafia con i congiuntivi ed i gerundi al posto giusto. Chi è sicuro della propria immunità se ne fotte se si sente chiamare ladro. 
Noi Italiani però siamo brava gente, incassiamo tutti i soprusi senza neanche alzare la voce in una debole protesta. Soffiamo, questo si. Ma in fin dei conti siamo nati per soffrire, godremo nell’altra vita… per chi ci crede. Ci illudiamo che domani, o dopo che i politici avranno maturato il loro bravo vitalizio per averci ben fottuto, andremo a votare e allora si che ci riprenderemo la nostra rivincita. Scalzeremo la sinistra e scivoleremo a destra. Ma quelli di destra non erano ladri tanto quanto quelli di sinistra? Votiamo al centro? Ma se non sbaglio non ci hanno preso per il culo anche loro per svariati decenni? Ma noi andiamo a votare! A cosa serve se i ladri sono sempre li e si spartiscono il bottino sicuri che nessuno gli taglierà mai le mani. Noi votiamo sempre, votiamo pure ai referendum e poi non gliene frega niente a nessuno del nostro parere democraticamente espresso. Il potere costituito ha deciso di mettere il bavaglio all’informazione indipendente, perché si prendano questo disturbo proprio non lo so. Noi italiani possiamo essere informati correttamente ma non solleveremo mai un sopraciglia per manifestare il nostro dissenso.  Cari colleghi blogger mi raccomando non incitate alla disobbedienza, non aizzate il popolo alla rivolta. Fate piano, sussurrate, non sia mai che il popolo si svegli.



 WAC

domenica 5 febbraio 2017

27 GENNAIO 2017: L' INIZIO DELA DITTATURA MEDIATICA, PRIMA VITTIMA BYOBLU DI CLAUDIO MESSORA

Editoriale di Stefano Becciolini

Ricordate bene questa data: 27 gennaio 2017. Il 27 gennaio 2017 è il giorno in cui gli effetti della campagna orchestrata contro la libera informazione dalla sig.ra Clinton, il Parlamento Europeo, Angela Merkel, da Laura Boldrini e da tutti quelli che hanno paura di coloro che si espongono in prima persona perché a tutti voi arrivino informazioni, corrette, veritiere e non filtrate dalle censure dei grandi gruppi di potere è arrivata al suo apogeo. L’informazione tradizionale, gestita dai media asserviti al potere a lanciato una campagna denigratoria contro i blog ed il blogger che si sono fatti carico di rispondere esaustivamente alle domande che tutti voi, anzi tutti noi ci poniamo, senza influnze esterne e ignorando le coercizioni del potere. “Oggi è un giorno pesante, il più pesante per l’Italia ed il mondo intero da quando ho iniziato a fare informazione indipendente dieci anni fa”. Questo è l’incipit del video messaggio di Claudio Messora del 27 gennaio 2017 nel quale getta ombre oscure sul futuro dell’informazione libera ed indipendente e presagi di censura. 

Sicuramente molti di voi conosceranno già il contenuto del video messaggio, per chi, invece, non lo avesse ancora ascoltato lo potrà fare cliccando sull'icona di youtube al termine di questo breve editoriale. Ancora qualche parola per chiarire quanto sia importante l’opera di blogger e giornalisti indipendenti, come Claudio Messora e, molto umilmente io stesso, svolgono in rete, lavoro che da molto fastidio al giornalismo mercenario ed elitario che da oltre sette mesi, vale a dire dalla brexit in poi, la perdita dell’egemonia mediatica. L’inizio dell’indebolimento dell’informazione di regime è passata attraverso la vittoria del no all’ultimo referendum, vittoria poi in parte invalidata dalle manovre di un governo illecito, ma questa è un’altra storia, storia che noi porteremo avanti sotto forma di battaglia per andare al voto subito, all’elezione di Trump alla presidenza USA. Parliamoci con franchezza, se non fosse stato per noi blogger che abbiamo sensibilizzato l’opinione pubblica, facendo sentire la nostra voce fino a poche ore prima del voto, il “si” avrebbe sicuramente vinto. 
Certo, come ho detto, questo governo illeggitimo ha poi cercato di parare il colpo ma noi non demordiamo. Torniamo all’offensiva finale per mettere il bavaglio ai blogger,  quindi ad un’informazione non vincolata al servilismo politico ed economico, è iniziata proprio il 27 gennaio 2017 e Claudio Messora  è stata la prima vittima. In previsione delle elezioni in Germania e delle elezioni, che infine saranno costretti a indire, i potentati economici sanno perfettamente ciò che potrebbe accadere, temono che le loro trame e i loro raggiri possano essere messi in bella mostra e svelati da chi ha fatto della libera informazione la sua missione. Il risultato potrebbe essere, ce lo auguriamo, il risveglio delle coscienze, e parimenti della loro forza, delle masse eterogenee europee, avvilite da anni di disinformazione, sviate da propaganda ben studiata e pilotata, manovrate ad arte per renderle inoffensive e per far crescere in loro il totale disinteresse alla politica. L’obbiettivo è: inutile masturbarsi mentalmente con ideologie politiche tanto nulla è cambiato e nulla cambierà mai. Si vuole allontanare le masse dalla politica per scongiurare un’eventuale decisa presa di posizione. Sotto questo profilo l’opera dei blogger èm corrosiva per il potere costituito. 

Ora, perdonatemi, sono costretto a chiedervi un piccolo sforzo, che potrebbe portare a grandi risultati ma soprattutto potrebbe scongiurare la chiusura di una voce libera quale è BYOBLU. Vi chiedo di aiutare Byoblu ed il suo Direttore Claudio Messora nel poter continuare l'opera di informazione intrapresa ben 10 anni fà, facendo delle donazioni di qualsiasi importo nella sua pagina BYOBLU SOSTIENIMI. 
Un piccolo contributo per non far spegnere una fondamentale fiammella di luce che, insieme a tante altre, possono gettare luce sulla falsa informazione e illuminare la libertà di poter esprimere le proprie idee quando, e soprattutto, sono in contrasto con l’informazione fattasi mera propaganda.
Grazie atutti.

Stefano Becciolini e Luigi Orsino



giovedì 2 febbraio 2017

COSI' LA VERITA' SCONFINA NEL FALSO


Editoriale di Glauco Benigni

Doversoso incipit per questo illuminante editoriale di Glauco Benigni, giornalista e sociologo delle comunicazioni di massa ed attuale Presidente del WAC (Web Activists Community). 
Potrebbe sembrare un pò tecnico, ma credetemi vale la pena leggerlo, soprattutto per coloro che dopo le stragi in Europa e le decapitazioni dell' ISIS si sono posti qualche domanda sulla "perfezione scenica" quasi da film. In questo editoriale verrà pubblicata la prima parte, le altre due le potrete trovare nei prossimi giorni sulla pagina ufficiale del WAC all'indirizzo: pagina Facebook WAC

Prima puntata : i Contenuti e la loro Produzione
A proposito di attentati, narrazioni mediatiche, "false flags", vero-falso e dintorni, credo ci sia bisogno di un'analisi che illumini alcuni aspetti decisamente tecnici, della comunicazione di massa digitalizzata e che consenta pertanto - se condivisa - una maggiore consapevolezza sui fatti di cui affannosamente si dibatte. In alcuni testi e video, peraltro mirabili, che circolano nella Rete, gli Autori che non accettano la versione ufficiale fornita dai Media Mainstream chiedono ai propri lettori e spettatori di guardare il grande mosaico con slanci di intuito, impeti di critica e buon senso. Spesso si tratta di appelli all'appartenenza a forme pensiero antagoniste e condivise , quelle che qualcuno definisce "complottismo". Purtroppo solo raramente si giunge a solide dimostrazioni dei falsi proposti dal Regime . E' pur vero inoltre che tali dimostrazioni si rivelano lunghe, difficili, ostacolate e perversamente commentate dai Guardiani del Potere. Un contributo al dibattito, di natura più razionale, credo pertanto che sia veramente necessario, per poter erigere barricate molto più alte e difendibili e offrire alla opinione pubblica più vigile elementi condivisibili ... (anche un po' se noiosi da gestire).

In questa prima puntata e nelle altre 2 che seguiranno, mi sforzerò al massimo di essere chiaro e didattico, ma vi avverto che la materia è molto aggrovigliata e che bisogna addentrarsi in aspetti tecnici di solito in ombra per cercare di individuare il maggior numero di relazioni possibili. Per cominciare bisogna distinguere, quale scelta di metodo dichiarata, per lo meno 7 diverse aree di intervento fondamentali, all'interno delle quali - come vedremo - esistono un gran numero di sotto aree e segmenti differenti e spesso tra loro in contrasto .
Le 7 macro aree sono :
  • i Fatti che diventano i Contenuti;
  • la Produzione della Narrazione;
  • la Postproduzione della Narrazione;
  • le azioni di Networking che servono alla Distribuzione e Diffusione dei Contenuti verso la Rete e i Media;
  • la Ricostruzione degli Antefatti;
  • gli Scopi delle Regie;
  • e , infine l'organizzazione dei messaggi di Rivendicazione e/o Smentita .
I Fatti che diventano CONTENUTI e la PRODUZIONE della Narrazione Con "Contenuti" si intendono sia i Fatti avvenuti che la loro Registrazione su supporti riproducibili (testi, foto, video, grafica e toponomastica 2D e 3D, effetti speciali e virtuali). Un Fatto, Registrato per essere poi Narrato, diventa (per i Media) un "Content"ovvero Contenuto. Il Fatto può anche essere spontaneo-casuale, cioè accaduto in assenza di Regia. Ma questa ipotesi, nel caso di attentati, stragi, disastri inspiegabili , etc...è assolutamente remota. C'è sempre una Regia, una multiRegia e uno o più scopi dietro tali eventi. Di solito pertanto questo tipo di Fatto si verifica a seguito di attenta progettazione e con continuità di Regia.
Al Fatto partecipano molte persone in modo attivo e passivo. Tra le prime si individuano Protagonisti consapevolmente partecipanti e/o altri che diventano Protagonisti al di là della loro volontà. Durante il fatto compaiono strumenti, veicoli e oggetti reali, ma nella Narrazione possono comparire anche elementi estranei e o addirittura virtuali. Il Fatto può verificarsi in uno Spazio Tempo totalmente reale o già in parte modificato dalle regie; in una scena materiale nella quale nel corso della narrazione però si possono inserire scenografie virtuali/digitali. Come vedremo in seguito il Fatto può essere narrato in uno Spazio Tempo ricostruito interamente o in parte ; in un unico circoscritto luogo dove c'è continuità di Spazio Tempo o in N. diversi Spazi Tempi in contemporanea o in differita. In relazione alla Registrazione e Produzione del Contenuto , molto importante è il soggetto/i osservante/i e il punto di osservazione e capturing ("cattura immagini e audio"). Il Soggetto osservante può essere casuale-spontaneo ed è questo il caso per esempio della moltitudine di persone che filmano con i loro smart phones . In tal caso la registrazione si definisce CGU - Contenuto Generato da Utenti , tanto più se il Soggetto spontaneo organizza anche la diffusione autonomamente grazie (per esempio) a Youtube o altre comunità video o siti web ospitanti. Il Soggetto osservante però può essere anche un "professionista" pagato che si trova nella scena per filmare o fotografare altro e filma/fotografa invece anche l'attentato . Ma può essere anche un altro tipo di professionista: pagato da organizzazioni militari, paramilitari e/o di intelligence, che filma da una certa angolazione concordata e che eventualmente non diffonderà o diffonderà solo in parte il Contenuto registrato. Infine il Fatto può essere registrato dalle telecamere di sorveglianza
Quindi ... ottenere e verificare informazioni su CHI ha registrato, sul PERCHE' stava in loco, eventualmente PER CHI LAVORA è già molto importante.
Ovviamente ogni aspetto è importante, ma quello fondamentale è che si individui o meno una Regia avente continuità, perchè , come vedremo la regia è la prima vera responsabile del perseguimento e raggiungimento degli Scopi . A Sua volta la regia rimanda per lo meno a 3 diversi segmenti della Produzione :
  1. la regia dell'evento che i mediologi definiscono "a terra", ovvero le azioni compiute dai Protagonisti ( spari, esplosioni, fughe, inseguimenti, etc...);
  2. la Regia della o delle riprese audiovisive e fotografiche da cui deriva la distinzione tra i diversi punti di "cattura" immagini;
  3. la regia della Distribuzione di quanto registrato e prodotto, cioè: la successiva titolazione, il montaggio e i tempi di apparizione del contenuto nelle diverse reti (stampa, Tv e Web).
Il fatto ovviamente è sempre "live". Il Contenuto di cui stiamo scrivendo può essere però : "live" o registrato. Se "live" può essere distribuito immediatamente e integralmente SOLO grazie a live tv broadcasting o live webstreaming. Sono casi molto, molto rari e comunque c'è sempre da sottolineare che il concetto di "immediatamente" è teorico e può prevedere comunque un ritardo. Tale ritardo, anche se di pochi secondi, rende il Contenuto live comunque un ibrido "live - recorded" e può prevedere un intervento di regia nel passaggio di mano dall'autore originario a una fonte di distribuzione autorizzata. Ciò non esclude quindi che nel "transito" si possa inserire un soggetto i cui scopi possono rimanere occulti . All'aumentare e al variare di tali transiti e passaggi di mano e delle autorizzazioni e dei veti a distribuire, si possono giocare molte partite. E ciò che era "live-vero" può essere facilmente manipolato. Comunque e' nel passaggio di stato tra Accadimento Reale e Fatto registrato che avviene la prima significativa perdita di caratura della Verità. Il "salto" tra il Tempo Reale dell'Accadimento e il Tempo (teoricamente) infinito della sua eventuale riproduzione-narrazione è un "salto" irreversibile che tramuta l'ipotesi di valutazione della verità in valutazione di verità tendenziale , cioè sempre e comunque di caratura minore e mai assoluta . Da questo momento in poi ci si addentra in "interpretazioni" possibili della verità e ci si discosta dalla "testimonianza live".
In ogni caso una volta divenuto "registrato" su supporto riproducibile il Contenuto può essere differito, cioè distribuito in un Tempo successivo a piacimento dei gestori della catena di produzione e postproduzione. Un Contenuto considerabile "live" molto pregiato, nei casi di attentati in luoghi videosorvegliati , è/sarebbe quello effettuato dalle telecamere di sorveglianza . Anche la sua registrazione, se integrale, è pregiata ma solo raramente è messa a disposizione dei Media e del pubblico in modo impeccabile. Quasi sempre invece è "tagliata" , resa disponibile solo in parte o negata per motivi di indagine e di privacy o utilizzata "forzosamente"a sostegno delle affermazioni dominanti. Come accennato , nel caso di Contenuto Recorded, la cosidetta Verità comincia a essere distorta in maniera proporzionale al variare della quantità e qualità dell'edizione o postproduzione alla quale è sottoposto il Contenuto live originario. Il Contenuto infatti, dopo essere stato registrato su un supporto trasferibile, può essere sottoposto a modifiche che giungono a mutare anche quasi totalmente il suo carattere di Verità.
A questo punto bisogna tenere conto di un altro "salto" , stavolta di natura propriamente tecnologica ovvero la distinzione tra supporti di registrazione analogici (che di fatto non esistono più) e supporti di registrazione digitale. Il "salto" in questo caso riguarda 3 elementi: il Tempo di Intervento e Modifica; il Tempo di Diffusione e gli Strumenti Tecnologici che consentono Intervento, Modifica e Diffusione. Nel caso dei supporti analogici i Tempi erano comunque "lunghi" e gli "strumenti" erano grandi, pesanti e rari. In sostanza certe "modifiche" e certe "diffusioni" potevano essere effettuate solo da strutture professionali e le tracce delle modifiche erano maggiormente evidenti. Oggi la registrazione su supporti digitali , grazie alla miniaturizzazione degli apparati di produzione, stoccaggio numerico, riproduzione e diffusione in Rete, consente ad un gran numero di possibili operatori di effettuare le lavorazioni e soprattutto i Tempi di tali lavorazioni tendono al minimo . E' il salto "quantico" nella dimensione digitale infatti che modifica le variabili della tradizione materica : "Spazio, tempo e velocità".  Ciò rende possibile azioni che una volta erano impensabili. Così come i Contenuti Generati dagli Utenti non passano più alla censura delle Grandi Agenzie di News e arrivano direttamente al pubblico;  allo stesso modo i "fakes" dei Professionisti del Terrore, sia quelli prodotti dalle sigle combattenti che quelli prodotti da pezzi di Intelligence di vari Stati, non passano più dalle Centrali Ufficiali dei Ministeri preposti alla valutazione. Si può dire che ormai ogni Gruppo, con conoscenze e strumenti digitali adeguati, è in grado di immettere in Rete una quantità di Vero-falso che sfugge ai controlli tradizionali. La questione è che non si ha a che fare con argomeni da Facebook perchè le Narrazioni che ne derivano riguardano aspetti altamente strategici per il futuro della Pace e della Guerra. Le modifiche possibili sono quasi infinite . Modifiche classiche sono quelle di inserimento di altri filmati o foto che danno una diversa percezione allo spettatore sia dello Spazio che del Tempo in cui si è svolta la scena. Altre modifiche classiche sono quelle delle testimonianze vere e false - a loro volta rieditate - che tendono a pervertire l'interpretazione della realtà. E infine si può giungere a inserimenti di foto e filmati ottenuti con tecniche digitali che riproducono Spazi e Tempi - e secondo qualcuno anche Persone - assolutamente non esistenti . Una modifica importante è quella della Colonna Audio . E' la più semplice da attuare. Ciò è di solito sottovalutato. Ma soprattutto le parole a commento, o riassuntive di quanto accaduto, costituiscono un veicolo privilegiato per l'organizzazione di : opinioni, consenso o dissenso di massa. E' stato ampiamente dimostrato infatti che , non ostante si mostrino sequenze video uguali, le percezioni finali possono essere addirittura opposte al variare dell'audio che le commenta . E soprattutto la gran parte della gente non è in grado di riassumere ciò che ha visto ma ciò che ha "sentito".
Tralascio altri elementi che possono intervenire tra il momento in cui avvengono i Fatti e la fruizione del Contenuto da parte di audience più o meno remote, ma concludo l'analisi di questa prima area facendo riflettere su ciò che viene definito abitualmente il Montaggio. Tale pratica, possibile solo a seguito della nascita e dell'evoluzione, prima della Radio e del Cinema, e poi della Tv, consente di MODIFICARE sostanzialmente il Tempo della Narrazione reale e conseguentemente - se non se n'è molto consapevoli - consente di modificare la percezione e il messaggio complessivo . Concludo l'indagine sull'area Contenuti .
Nella prossima puntata verrà affrontata un'altra grande area delle 7 citate : le azioni di Networking e le strutture di distribuzione e diffusione.

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venerdì 27 gennaio 2017

DISASTRI ITALIANI


PENSIAMOCI SU: UN EDITORIALE DI LUIGI ORSINO

Un numero impressionante di disastri naturali si è abbattuto sul nostro paese in questi ultimi anni. Certo non possiamo parafrasare il detto “piove: governo ladro”, ma una cosa è certa molte delle vittime e dei danni che la natura ha riversato  di noi si sarebbero potuti evitare o almeno rendere meno gravi se solo vi fosse stata una politica di prevenzione lungimirante e piani d’intervento rapido efficiente e pronto nelle risposte. E’ innegabile che mai in Italia vi è stato un piano d’interventi preventivi valido ed efficace. Considerato che la nostra terra è ha rischio alluvione, sismico e di eventi idrogeologici in generale potenzialmente a grosso impatto ambientale e con la sicurezza che tali eventi produrranno, immancabilmente vittime e danni consistenti si può affermare che nulla è stato fatto per minimizzare l’impatto di disastri naturali, che  sebbene in larga misura non prevedibili, sono certamente attenuabili nei loro effetti. L’attuazione di una corretta valutazione delle caratteristiche del territorio unitamente a regole costruttive adeguate avrebbero permesso di parare i colpi che la natura sferra periodicamente. Del resto in paesi ben più a rischio del nostro, il Giappone ad esempio, terremoti come quelli ultimi dell’Aquila e del centro Italia non producono effetti apprezzabili. Il nocciolo della questione sta tutto nella mancata prevenzione, rigide regole di costruzione con criteri antisismici ed un’accurata analisi territoriale avrebbe potuto attenuare gli effetti disastrosi. Purtroppo in un paese in cui si permette di costruire in zone ad alto rischio e con criteri che  di antisismico non hanno nulla se non, a volte, solo il nome,  evitare le conseguenze di eventi tanto naturali quanto disastrosi è impossibile. 

Perché non si è mai proceduto ad un’adeguata prevenzione? La motivazione è sempre la stessa. Una politica inquinata dalla corruzione a tutti i livelli (l’Italia è il terzo paese con percentuale di corruzione più alto d’Europa). La certezza che un evento disastroso metterà in moto la macchina della solidarietà, anche internazionale nonché la possibilità di varare leggi speciali che stanziano grosse cifre per far fronte all’emergenza (denaro che prenderà tante strade diverse ma di cui i danneggiati beneficeranno ben poco), l’apertura di un ventaglio di benefici economici che saranno fagocitati, senza pietà, dai soliti sciacalli. Insomma i disastri che per molti sono tragedie insanabili per poco diventano un’occasione di arricchimento. Perché fare prevenzione quando un’alluvione, una frana o un terremoto faranno arricchire chi tiene in pugno le leve del potere? Per evitare che vi siano vittime innocenti? Sono danni collaterali, vittime sacrificabili. Cosa dire poi delle capacità operative della protezione civile? Dovrebbe essere questa istituzione puramente tecnica, invece è soprattutto politica ad incominciare dalla direzione fino agli operatori che per la maggior parte vengono assunti per puro clientelismo e che di interventi mirati ne sanno poco o niente. La protezione civile viene fornita di attrezzature obsolete o addirittura non funzionanti ma che costano a noi contribuenti come se fossero d’oro massiccio. Le mancanze di questa struttura deve essere sopperita dai vigili del fuoco, gli unici veramente operativi ma sottopagati, mal attrezzati e con organici insufficienti. Poi si ricorre alle forze dell’ordine, all’esercito ed ai volontari che certamente non hanno l’addestramento adeguato a far fronte a situazioni disastrose di carattere naturale. Cosa dire poi delle buone intenzioni, o presunte tali? Si fanno promesse a vagonate, case subito, ricostruzione in tempi rapidissimi, messa in sicurezza degli edifici ancora salvabili, aiuti finanziari ai danneggiati e alle imprese non più in grado di operare. Solo parole, le parole non costano niente. Promesse che resteranno tali, salvo quegli interventi che permetteranno di lucrare ai corrotti che fanno dello sciacallaggio professione di vita. Questa oscenità non si limita solo ai disastri naturali ma anche ai disastri causati dall’uomo: ad esempio i parenti delle vittime del disastro ferroviario avvenuto ultimamente in Puglia non hanno ricevuto un centesimo di indennizzo e neanche sanno a chi rivolgere le loro richieste. Insomma un paese che disconosce i suoi figli, li affama, li abbandona, li deride con false promesse, li umilia e toglie loro la dignità può ancora dirsi civile?






domenica 22 gennaio 2017

BITCOIN: ECCO COME TI FINANZIO IL TERRORISMO ISLAMICO


Editoriale di Stefano Becciolini

Iniziamo il nuovo anno con delle tematiche un po’ particolari, abbiamo chiuso il vecchio anno occupandoci del MES, vale a dire delle strategie economiche europee per tartassare i popoli, noi italiani in particolare, e sottrarre loro sovranità. Oggi parleremo di un argomento che presumo costituisca un piccolo scoop, uno scoop perché attingendo a mie fondi ho appurato dell’esistenza di questa moneta elettronica, bitcoin appunto. In particolare ha destato il mio interesse quando ho ascoltato un’intervista su Radio 24 di Davide Serraamico di Matteo Renzi e noto finanziere della City di Londra, si parlava della FINTECHLa Fintec è la tecno finanza, vale a dire l’uso di tecnologie innovative per operazioni finanziarie. Iniziando la mia indagine mi sono imbattuto nella moneta elettronica che, ormai, possiamo definire tradizionale. La moneta elettronica altro non è che la trasformazione del denaro, depositato in banca o in istituti di credito, in denaro virtuale. Ovviamente questo denaro virtuale deve avere la sua contropartita in denaro reale presente sul vostro conto, in tal modo voi potrete accedere ai vostri fondi senza mai toccare realmente i soldi ma semplicemente usando carte di credito, bancomat o facendo transazioni attraverso canali telematici.  Teniamo presente che in alcuni paesi del nord Europa si stanno facendo esperimenti per eliminare totalmente il denaro reale, cartamoneta o monete metalliche, adducendo a giustificazione il costo di fabbricazione del denaro reale. Effettivamente il denaro ha un costo sia di fabbricazione che di circolazione ma riteniamo che le motivazioni di tali esperimenti vadano ricercati altrove e in argomentazioni molto più occulte: Eliminare il denaro nella sua forma reale e tangibile a chi giova e cosa comporta in termini di rischi all’uomo comune? Questa evoluzione della moneta elettronica denominata bitcoin è nata circa 10 anni fa e per la sua natura sembra prestarsi, particolarmente, per il trasferimento illegale di capitali, ma non solo, infatti la sua natura virtuale e assolutamente anonima ed irrintracciabile si presta ad operazioni illecite e criminali ai più alti livelli: traffico d’armi, traffico di droga, finanziamento a gruppi terroristici o eversivi ( può essere l’isis così come potrebbero essere operazioni occulte per destabilizzare uno Stato sovrano). Non è mia intenzione criminalizzare i bitcoin nata come moneta democratica non soggetta ai controlli ed al monopolio degli Stati e delle banche. Purtroppo questa moneta, che ripetiamo e totalmente anonima e non tracciabile, si è trasformata, dopo un periodo in cui non aveva destato interesse dei mercati, in un oscuro fiume finanziario insondabile, un fiume sotto la cui superficie possono nascondersi, e sicuramente lo fanno, correnti economiche che non possono più viaggiare lungo i canali tradizionali. Paliamo di denaro ombra, virtuale ed anonimo svincolato da tutti i controlli che si applicano alle movimentazioni di denaro reale e di denaro elettronico “tradizionale”. I bitcoin sono una forma di denaro elettronico che è stato creato appositamente per sfuggire a qualsiasi controllo, quindi, non si può andare in banca a cambiare un bitcoin nel corrispondente valore monetario. Inoltre non vi è nessuna nazione o banca che lo emette, manca quindi della tradizionale copertura aurea (ma esiste ancora?) ne la copertura data dallo Stato emittente ( ma gli Stati garantiscono ancora le loro monete?). I bitcoin vengono generati grazie ad un programma che è possibile scaricare sul proprio computer e crearsi un portafoglio in cui far convergere i bitcoin che vengono acquistati. Se scaricate il programma e vi create uno o più portafogli potete acquistare bitcoin, per acquistare questa moneta elettronica occorre versare ad un soggetto, rigorosamente anonimo, del denaro reale. Forse proprio qui è il punto debole di questa nuova moneta, fatto sta che ad oggi, pur avendo destato l’attenzione delle autorità, i bitcoin mantengono la loro totale sfuggente caratteristica di totale anonimato: sarà un caso? Oppure non si vuole indagare a fondo perché dietro i bitcoin vi sono interessi di gruppi di potere talmente potenti da poter rallentare o fermare del tutto le indagini? Chiunque può avere un portafoglio ed acquistare bitcoin, a patto di avere la disponibilità di moneta reale necessaria (un bitcoin è valutato 800 € anche se pare abbia subito, ultimamente un certo calo. Il valore in realtà è dato dal trader che lo commercializza e può oscillare). A noi interessa indagare sulla natura più oscura di questa moneta elettronica che si presta in modo particolare ad operazioni illecite e sicuramente la grande criminalità non si è lasciata sfuggire tutte le implicazioni in merito all’uso di denaro anonimo non tracciabile. La paternità dell’invenzione di questa moneta è sconosciuta, alcuni se ne sono addossati il merito ma la cosa e molto dubbia, una moneta anonima non può che avere un padre anonimo e non perseguibile. Questa moneta, nata nel 2009/10 era inizialmente considerata un prodotto di nicchia destinato a chi vuole un web svincolato da ogni controllo, una sorta di siber anarchia, poi ha trovato la sua ragione di essere in operazioni ombra, pensiamo che sia sfuggita al suo creatore per essere usato da un padre putativo interessato alle potenzialità del suo lato oscuro.  Come dicevamo chiunque può scaricarsi il programma e crearsi il proprio portafoglio elettronico pronto ad accogliere i bitcoin (insieme al programma avremo un codice segreto anch’esso non tracciabile non riconducibile al suo possessore. Posso poi acquistare i bitcoin oppure riceverne in pagamento a fronte di una prestazione (lecita?) oppure per la fornitura di merci. Merci e servizi che necessitano di tanta segretezza e che sfuggono ad ogni controllo sono, a mio avviso, sospette a priori. Sembra che grandi gruppi commerciali (Amazon) siano molto interessati a questa moneta fantasma, i fatto straordinario è che i bitcoin non passano attraverso nessuna banca ne sono garantiti da nessuno stato, sono fantasmi che vengono dall’ombra e agiscono nell’ombra. Il modo per acquistare bitcoin è iscriversi ad una piattaforma di trading e procedere poi alla costituzione di un portafoglio a cui si potrà accedere solo usando il codice segreto criptato, come abbiamo detto,  ovviamente per gli acquisti si potranno usare anche frazioni di bitcoin. La piattaforma di trading è quella che vende i bitcoin a fronte del ricevimento di denaro reale, dopo tale fase il denaro elettronico divine invisibile a tutti gli effetti. Va da se che il portafoglio che accoglie i bitcoin è totalmente anonimo, il portafoglio si può paragonare al vostro conto corrente con caratteristiche, però, di totale anonimato, non tracciabilità e incontrollabile da chiunque che non siate voi. 
Se voi voleste usare i bitcoin acquistati per trasferire i vostri soldi in un paradiso fiscale potrete farlo in tutta libertà, molte banche che navigano ne torbido accettano versamenti di tale moneta elettronica e si fanno, poi, carico di ritrasformarla in denaro reale, ovviamente a fronte di una commissione. Ugualmente potreste acquistare merci illegali e pagare con bitcoin, sarà il venditore a tramutare poi il denaro elettronico in reale. Buona norma è il frazionamento del capitale elettronico, creando molti portafogli elettronici,  ciò per creare una maggiore difficoltà a chi venisse in mente di fare indagini (procedura che già si fa per operazioni condotte con denaro reale). Oggi Panama è il paradiso fiscale meglio attrezzato, più all’avanguardia, nel gestire capitali in bitcoin. I bitcoin, come detto, si presta molto bene ad operazioni illegali non essendovi trasferimento di denaro reale che è, proprio perché reale, rintracciabile e riconducibile a chi ha eseguito la transazione. Si tenga anche in considerazione il fatto che lo spostamento di quantità molto ingenti di denaro reale crea squilibri o increspature nel sistema finanziario del paese titolare della divisa monetaria, tali increspature non passano mai inosservate. In pratica se fate un’operazione di 100 miliardi di Euro (anche molto meno) scatto immediata un’indagine della BCE perché avete creato uno squilibrio nel sistema monetario. Questo non succede usando i bitcoin: è denaro fantasma e gli spettri non lasciano tracce ne creano turbative di mercato. Trasferire bitcoin per pagare merci garantisce l’anonimato, certo le merci non sono ugualmente fantasma.  Ormai è da un bel po’ che si parla di abolire il denaro reale sostituendolo con denaro elettronico, chiaramente non con le medesime caratteristiche di in rintracciabilità dei bitcoin. Questa volontà nasce da una reale necessità o da un paradigma speculativo di portata planetaria?  Ci risulta che le autorità si stiano attivando per approfondire l’argomento bitcoin, ma ne esiste veramente la volontà politica?  



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