sabato 24 gennaio 2015

BANCHE POPOLARI: IL DEPREDAMENTO CON DECRETO MINISTERIALE DI MATTEO RENZI

(N.d.R) Come incipit a questo ottimo articolo del Dott. Paolo Tanga è doveroso spiegare che questo Decreto Ministeriale (atto amministrativo emanato da un ministro della repubblica italiana) è stato voluto dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi allo slogan «Abbiamo troppi banchieri e poco credito».. Nella realtà la scelta del Presidente del Consiglio riguarda soltanto le Banche Popolari con oltre otto miliardi di euro di patrimonio, ovvero dieci istituti di credito. Tra loro, ovviamente non ci sono le grandi Banche d'affari (né Unicredit né Intesa e Monte dei Paschi di Siena). Si tratta in realtà della riforma del voto Capitarlo.
Le banche Popolari infatti si differenziano dagli altri tipi di Istituti di Credito per il limite di possesso del capitale sociale(ciascun socio non può detenere più dello 0,5% del totale del capitale dell’istituto)e, appunto, per il voto capitario. Secondo il principio del voto capitario, nelle assemblee delle Banche Popolari il voto non si conta in base alla percentuale di capitale posseduto, ma vale uno a prescindere del peso del pacchetto azionario in possesso del singolo interessato.
Quindi le dieci Banche Popolari avranno diciotto mesi di tempo per adeguarsi e passare a Società per Azioni ed essere alla mercè dei grandi Istituti di Credito italiani ed esteri.

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Articolo del Dott. Paolo Tanga
La nascita delle banche popolari trae origine dalla condivisione. Quello che i promotori della banca popolare si prefiggono di realizzare è un Istituto che metta a disposizione tra gli stessi soci la mutualità. Ciascun socio mette una quota dei propri risparmi in comune con gli altri affinché i soci più intraprendenti dispongano di un capitale prestato adeguato alle sue esigenze di investimento. Gli stessi soci, poi, convogliano le proprie disponibilità sulla stessa banca popolare aumentandone le dimensioni dell'operatività. 
Gli utili della banca, oltre ad essere distribuiti tra i soci in proporzione alle quote di partecipazione al capitale, vengono utilizzati per attività mutualistiche a favore degli associati e loro familiari, indipendentemente dalla quota di partecipazione. In sintesi, ci si propone di esplicare un'opera sociale attenta ai bisogni di ciascuno dei partecipanti.
La tutela giuridica delle finalità trova conferma nella particolare disciplina volta a tutelare il raggiungimento di tutti gli scopi previsti dallo statuto, infatti non è consentito votare in proporzione alle quote di partecipazione: i soci fondatori con maggiori disponibilità, per spirito di liberalità, hanno acquistato il massimo delle quote di partecipazione consentite dalla legge, gli altri si limitano ad acquistare una sola quota, ma tutti sono uguali, cioè nelle votazioni ogni persona è titolare di un solo voto.

 Donazioni
In passato, le banche popolari di maggiori dimensioni hanno fatto sempre gola agli speculatori che, attraverso diversi stratagemmi, hanno attuato diverse strategie per acquisirne il controllo, ma le tutele giuridiche esistenti costituivano un ostacolo piuttosto difficile da aggirare. Pertanto una banca rivolta alla mutualità non poteva rientrare nella proprietà di pochi capitalisti.
Dopo la privatizzazione del sistema industriale e bancario (1)  il signoraggio conseguente all'emissione della moneta (2) è passato di fatto dallo Stato ai privati divenuti proprietari delle banche. Tale passaggio ha determinato l'impoverimento delle entrate del bilancio statale a causa della riduzione dei dividendi conseguenti alle privatizzazioni e contemporaneamente l'incremento degli interessi dovuti ai soggetti che erano stati i beneficiari dell'acquisizione del signoreggio (3).. Di queste scelte ora dobbiamo pagarne il conto.
Le banche popolari costituiscono, anche se private, una sorta di banca della collettività, ma se hanno 8 miliardi di euro di attivo non possono essere indifferenti in termini di signoraggio bancario agli appetiti degli speculatori; quindi la forma del decreto per obbligarle a trasformarsi in società per azioni è la forma più veloce per raggiungere l'obiettivo vero dell'iniziativa governativa: se fosse un'opportunità, la semplice facoltà a trasformare la forma giuridica dovrebbe ottenere lo stesso risultato dell'obiettivo dichiarato.

Note:
  1. Avvenuta con DL n. 333/1992 del Ministro Amato, quando era Governatore della Banca d'Italia Ciampi
  2. Maurice Allais, premio Nobel per l'economia, si dilunga ampiamente sulla questione signoraggio; in proposito, egli scrive che la riforma del sistema monetario si deve basare su due principi fondamentali: il primo impone che la creazione di moneta deve essere di competenza dello Stato e dello Stato soltanto. Cioè tutta la creazione di moneta eccedente la quantità di base da parte della Banca centrale deve essere resa impossibile; il secondo che tutti i finanziamenti d'investimento a un termine prestabilito devono essere assicurati da fondi di prestito a scadenze maggiori, o tuttalpiù alla stessa scadenza; per cui occorre che sia attribuito allo Stato, cioè alla collettività, il reddito da signoraggio proveniente dalla creazione della moneta, e il con.seguente alleggerimento delle imposte attuali si abbia un controllo agevole da parte dell'opinione pubblica e del Parlamento della creazione monetaria e delle sue implicazioni
  3. Come si evince dalla nota precedente, il signoraggio rende, cioè produce reddito: immaginate a pensare quanto reddito delle banche popolari che sono obbligate a trasformarsi in società per azioni potrà trasferirsi all'estero
Articolo del Dott. Paolo Tanga © del 24 Gennaio 2015


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