venerdì 2 ottobre 2015

CAMORRA: Prodotto campano DOC ed eccellenza del Made in Italy


(n.d.r.) Nel Blog non ho mai pubblicato nulla sulle associazioni criminali italiane, non per paura o perchè mancasse materiale da esporre, ma  perchè non ho mai avuto la possibilità di avere informazioni di prima mano, non filtrate da organi di stampa. 
Quello che leggerete è l'articolo in esclusiva per  FAHRENHEIT 912  di Luigi Orsino,, Imprenditore vittima della Camorra che ha avuto il coraggio di denunciare i suoi aguzzini alle autorità competenti.
Un’analisi approfondita dei fenomeni malavitosi italiani comporta un’attenta disamina di numerosi argomenti. Le origini stesse delle varie mafie esistenti nel nostro paese vanno considerate negli adeguati contesti e la loro nascita e il loro sviluppo non può essere estrapolato dal contesto socio economico – culturale in cui affondano le loro radici.

Biografia:
Luigi Orsino è nato il 26 maggio 1954, attualmente vive sotto protezione a seguito delle minacce ed intimidazioni della Camorra.
Ex imprenditore (anche se tutt'ora si ritiene tale), ha passato una vita segnata dalla lotta contro la camorra e dalla volontà di non soccombere ad essa. La persecuzione dela Canorra ha azzerato  una vita dedicata a costruire qualche cosa che, sperava, duratura e pilastro per la sua famiglia.
La strenue volontà nel  diffondere il concetto di legalità, a tutti i livelli, gli è costato l'emarginazione e la perdità di tutti i suoi beni, ed ora vive in completa indigenza con la sua famiglia.
Luigi Orsino è un' appassionato studioso di storia e di filosofia ma non disdegna nel  cimentarsi in  letture anche più impegnative.
Una delle sue opere di denuncia civile p il manoscritto :


CAMORRA

La camorra napoletana non può essere considerata una semplice organizzazione malavitosa, per quanto articolata e strutturata, esse deve essere, invece, considerata per quel che realmente è: un fenomeno sociale a carattere criminale.

Pensare che ci si trovi di fronte ad un’associazione a delinquere oltremodo cruenta e attiva in campi strettamente criminali è riduttivo. Purtroppo chi detiene il potere politico ed economico ha sempre cercato di minimizzare la reale portata del fenomeno; non certo per motivi tesi ad evitare il diffondersi, tra la popolazione, la paura e la rassegnazione ma bensì perché ciò facendo la collaborazione tra il potere camorristico e quello politico – economico può meglio godere dei benefici che tale alleanza garantisce. In verità oggi siamo in una fase molto più avanzata della semplice alleanza tra i due citati poteri (di semplice alleanza e collaborazione si poteva, forse, parlare ai tempi dell’unificazione dell’Italia). Ai nostri giorni, e già da molti anni, questi poteri forti si sono talmente intrecciati l’uno all’altro che possiamo, senz’altro parlare di una fusione, inizialmente nata dalla comunione d’intenti e di interessi comuni.

 AUDIO ARTICOLO CAMORRA
La camorra fa eleggere i propri candidati, li sistema nei palazzi del potere e pretende, logicamente, che essi lavorino per loro, per il semplice motivo che è lei ad essere il datore di lavoro dei politici portati al potere. Il potere economico, mai disgiunto da quello politico, trova molto conveniente fare affari con la camorra. In tal modo si garantisce una copertura a 360 gradi: faciltà nell’ottenere appalti, nel gestire allegramente banche e grandi aziende, anche multinazionali, certezza che non sarà mai seriamente contrastata da chi dovrebbe invece combattere il malaffare. Per tali motivi chi gestisce il potere economico ad altissimi livelli può, a pieno titolo, ritenersi affiliato alla camorra, anzi dovremmo, più giustamente dire, che siede, unitamente al potere politico, nel consiglio d’amministrazione della camorra S.p.a.

Non si pensi che siano esagerazioni: Un rapporto proveniente da un organo governativo USA ritiene che, come pericolosità eversiva, ci sia al primo posto la mafia russa e subito dopo la camorra napoletana.

 La Carezza del Male libro Luigi Orsino
La camorra che si mostra a noi tutti è solo la punta dell’iceberg, i picciotti che sparano, che si fanno la guerra, taglieggiano piccoli imprenditori, commettono reati rintracciabili e pertanto perseguibili, sono solo la base di un organismo piramidale di cui, proprio in quanto base, neanche hanno conoscenza di ciò che avviene al vertice. Ugualmente molti politici neanche si rendono conto di essere al servizio della camorra, così come molti imprenditori non immaginano di averla come socio occulto.

Stabilito che esiste una piramide criminale, volutamente, tenuta nascosta con ben organizzate azioni di depistaggio, occorre dire che questa grande piramide ha al suo servizio una organizzazione minore, anch’essa verticistica, che serve, per così dire, di facciata, serve a farci credere che la camorra è una semplice organizzazione malavitosa che è possibile anche debellare con accorti provvedimenti di ordine pubblico e di giustizia in generale.

La mia opinione è che lo stato ha fallito sia nel contrastare il vero potere camorristico, regionale, nazionale e internazionale, dotato di quella forza occulta di cui si è detto e di una potenza militare – politica – economica di tale livello da essere praticamente intoccabile, sia nella lotta alla camorra più popolare, quella operante apertamente nel campo criminale.

Nel primo caso non vi è alcun interesse a contrastare un potere che gestisce risorse tali da potersi ritenere un organismo sovranazionale.

Nel secondo caso i mezzi di contrasto messi in campo per combattere la criminalità organizzata di livello più abbordabile sono assolutamente inadeguati. Forse per volontà della camorra più occulta e infinitamente più potente non si usano i mezzi adeguati a debellare almeno la parte più palese di questo complicatissimo meccanismo criminale. Le autorità preposte tendono a colpire ed eliminare i capi dei vari clan, ben sapendo che catturato un boss vi sono decine di pretendenti pronti a prendere il loro posto. Non può non essere chiaro a chi gestisce la giustizia che il sistema migliore per combattere efficacemente la camorra “da strada” non consiste nel tagliare la testa, che subito ricresce, ma nel tagliare le gambe al mostro. Se si facesse in modo di evitare il ricambio generazionale e di evitare che giovani delusi dalla via, perché senza lavoro, senza risorse e senza speranze, vengano attratti nell’orbita criminali. Se non esiste un’adeguata politica tesa a garantire lo sviluppo economico delle aree depresse, a dare un lavoro onesto a quei giovani che volentieri farebbero a meno di vendere la propria vita per la sopravvivenza economica, mai il problema potrà essere non dico risolto ma neanche seriamente affrontato.

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Certo è che anche la camorra fatta dai clan di quartiere e di strada ha un’ottima organizzazione di propaganda. Troppi giovani trovano il loro affrancamento economico entrando nelle fila dei clan, troppe famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà ricevono un aiuto dai camorristi. Certamente non si tratta di “buon cuore” ma della necessità di garantirsi un certo appoggio popolare. Lo stato conosce molto bene questo stato di fatto ma, colpevolmente, agevola il depauperamento delle risorse del mezzogiorno, politica applicata fin dagli albori dell’unità, a tutto vantaggio del nord del paese che invece viaggia ad una velocità ben diversa. Questo modo di gestire la situazione lascia ampi vuoti di potere e vaste aree sfuggono al controllo delle istituzioni. Queste sacche ove lo stato non detiene il controllo del territorio sono facilmente colonizzate dalla camorra.

Comunque si voglia considerare il fenomeno, sia nella sua forma più sofisticata che nella sua forma più semplicemente criminale, esso è il frutto avvelenato dell’albero del male. Intendo dire che la causa risiede in una gestione aberrante del potere politico che invece di essere al servizio dei cittadini è al servizio di se stesso e dei suoi interessi.

Ormai una semplice curetta contro il raffreddore non serve a nulla, solo l’azione decisa di un buon chirurgo potrebbe sortire qualche risultato.

Articolo di Luigi Orsino del 2 Ottobre 2015 in esclusiva per FAHRENHEIT 912 



Intervista a Luigi Orsini