sabato 24 ottobre 2015

GLI ORCHI ESISTONO…E SONO TRA NOI


Uso aberrante dei collaboratori di giustizia 
Editoriale di Luigi Orsino


Da decenni la magistratura fa largo uso dei cosiddetti collaboratori di giustizia. Credo che, innanzi tutto, occorra definire in modo corretto ed univoco i “collaboratori di giustizia”.

Dicesi collaboratore di giustizia il malavitoso, mafioso o comune, che dopo aver commesso reati contro la comunità danneggiando tutti noi per trarne benefici personali una volta incappato nelle maglie delle giustizia, vedendo profilarsi una pesante pena decide, ripeto dopo essere stato colto con le mani nel sacco, opportunamente di pentirsi, riscopre, dice lui, i valori del vivere civile e decide di collaborare con gli inquirenti perché venga fatta giustizia. Da notare che i casi di pentitismo spontaneo sono talmente rari da potersi ritenere inesistenti.

Ebbene questa pratica riteniamo essere aberrante e fuorviante oltre che dannosa per la causa della legalità.

Aberrante:

Fin quanto il presunto pentito si sia macchiato di reati non gravi, comunque non di fatti di sangue,  ci si può anche avvalere del loro apporto, con tutte le riserve del caso. Il vero dramma è quando lo Stato accetta la collaborazione di individui che hanno un trascorso criminale  abominevole. Personaggi che hanno commesso reati innominabili contro la persona, che hanno le mani grondanti di sangue, che sia sangue di innocenti o di loro pari sempre di sangue si tratta, veri e propri assassini seriali, spaventosi criminali di guerra, perché quella contro la mafia è vera guerra, mostruosi stragisti. Non possiamo immaginare quali segreti essi possano raccontare ad un magistrato che valgano un accordo con persone per le quali la vita umana non ha alcun valore. Individui come:


Enzo Brusca figlio di Bernardo 
Carmine Schiavone che si vanta di aver ordinato oltre 500 omicidi e di averne commessi con le proprie mani almeno 70, oltre ad aver contribuito ad inquinare irrimediabilmente buona parte del territorio campano.
Antonio Iovine  reo confesso di almeno 70 omicidi
Sono solo alcuni esempi di una molto nutrita schiera di “orchi” che grazie all’indulgenza di magistrati, desiderosi di una veloce carriera, possono usufruire del programma di protezione testimoni. Fortissimi sconti di pena, domicilio protetto, diaria mensile, e tanti, troppi altri benefici.
 aUDIO ARTICOLO OTTOBRE 2015
Fuorviante:
In quanto non pensiamo si possa dare credibilità a indegni appartenenti al genere umano che si sono macchiati di così abominevoli reati, non crediamo che in loro potrà mai albergare neanche una scintilla di umanità e tanto meno desiderio di legalità. Crediamo, piuttosto che essi sfrutteranno questa nuova posizione di privilegiati per continuare a condurre i loro loschi traffici, continuare a seminare morte e ciò che racconteranno servirà solo per servirsi delle forze dell’ordine per colpire i loro avversari. Se scioglieranno nodi riguardanti il proprio clan sarà unicamente per combattere faide interne. Insomma sfrutteranno la situazione per il loro tornaconto, non certo a beneficio della giustizia. Ci rifiutiamo categoricamente di ritenere utili alfine del trionfo della giustizia la collaborazione di spregevoli individui che hanno fatto della loro vita un’arma con cui commettere stragi indicibili e reati inenarrabili.
 Archivio PDF ottobre 2015
Dannosa:
Crediamo che scendere a patti con questa feccia sia la peggiore delle soluzioni possibili. Malavitosi sanguinari sono legittimati a credere di poter continuare la loro disgraziata vita da assassini, con tranquillità, esistendo l’ultima ratio del pentitismo che li sottrae, quando tutto sembra perduto, al più che meritato castigo. Dannoso perché in tutti noi è forte la sensazione che la giustizia sia una puttana pronta a vendersi al miglior offerente, anzi che non vi sia giustizia alcuna perché chi ruba una mela per fame va in galera e chi uccide centinaia di persone va in tv a raccontare spavaldamente la sua storia. Vedere Carmine Schiavone in programmi televisivi raccontare cose raccapriccianti, vantarsi dei suoi ammazzamenti e dello stupro alla nostra terra che continuerà a fare morti ancora per decenni è indecoroso, vederlo sorridere è offensivo, sentirlo respirare è sconvolgente. 
Alternativa: Anzichè servirsi di criminali efferati ed incorreggibili lo Stato dovrebbe dare il giusto spazio e supporto ai testimoni di giustizia (persone che hanno assistito a fatti delittuosi, senza prendervi parte se non in qualità di vittime). Ogni testimone di giustizia può, raccontando la storia dei soprusi subiti e del male patito ad opera delle organizzazioni criminali, fornire una piccola tessera di un enorme puzzle. Deve poi essere la bravura e la grande professionalità di magistrati preparati e volenterosi a mettere insieme tutte le tessere per avere un quadro completo. Ciò è possibile solo se i magistrati siano disposti a fare un lungo, faticoso e poco gratificante (in termini di carriera) lavoro. Lavoro tutto volto a beneficio della giustizia, una giustizia che non si allea, e che mai avrebbe dovuto allearsi, con mostri spaventosi. Ugualmente indispensabile è che le vittime di mafia, o comunque della criminalità organizzata o meno, siano sicuri del supporto dello Stato, siano certi che saranno protetti e saranno risarciti per i danni che avranno a subire. Fin tanto che le istituzioni saranno latitanti e le vittime e i testimoni di giustizia saranno lasciati soli a confrontarsi con i loro aguzzini sapendo, inoltre, che nessuno li aiuterà a rialzarsi, dopo aver subito gli insulti della criminalità, ma anzi saranno anche perseguiti per gli inevitabili tracolli finanziari che inevitabilmente fanno seguito al ribellarsi alla regola dell’omertà, non sarà mai possibile imboccare la via giusta e scevra da abominevoli amplessi tra il crimine e la giustizia.
Editoriale di Luigi Orsino per il Blog FAHRENHEIT 912

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Mercoledì 28  ottobre 2015  pubblicheremo la seconda parte dal titolo:
TESTIMONI DI (IN) GIUSTIZIA