domenica 17 gennaio 2016

JOBS ACT, LAVORO, RIPRESA ECONOMICA: LE GRANDI MENZOGNE DEL GOVERNO RENZI

Editoriale di Luigi Orsino

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Con questo mio editoriale inizio una serie di riflessioni su alcuni argomenti contigui tra loro e legati da fili conduttori talvolta non facilmente rilevabili. Intendo approfondire alcuni argomenti che mi stanno particolarmente a cuore e che, spero vivamente, possano smuovere la coscienza e suscitare indignazione (meglio ira) nei lettori.. Luigi Orsino.



Fonte Istat: 35 mila persone hanno perso il lavoro a luglio 2014. Per il terzo anno consecutivo il Pil sarà negativo. L’Italia si ritrova in deflazione per la prima volta dal 1959. Recessione, deflazione, disoccupazione.l’Istat disegna il profilo di un paese sull’orlo della catastrofe. Una situazione drammatica, volutamente e artatamente mascherata dal governo che spaccia per positivi dati decisamente ed inequivocabilmente negativi. Le velleità dell’esecutivo vanno in direzione opposta rispetto ad una situazione economica che peggiora. Nel secondo trimestre del 2014, nel pieno delle funzioni del governo Renzi, il Pil è diminuito dello 0,2% sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al semestre analogo del 2013 (a Palazzo Chigi c’era Letta).
L’Italia è avviata verso un Pil negativo per il terzo anno consecutivo: –0,3% nel 2014. Tra giugno e luglio del 2014 l’occupazione è passata al 12,6% (era al 12,3%) e più di mille persone al giorno hanno perso il lavoro, strano ma vero. Se a Nord gli occupati sono aumentati nell’ultimo mese (+0,3%, pari a 36 mila unità), a Sud la disoccupazione aumenta: 91 mila unità in meno. I nuovi disoccupati sono 35 mila. L’occupazione cresce di 124 mila al centro-Nord nell’industria (+2,8% rispetto al 2013), sia tra i dipendenti sia tra gli indipendenti. Prosegue, invece, per il quindicesimo trimestre, la flessione degli occupati nell’edilizia (-3,8% –61 mila unità) e nel terziario (-0,6%, 92 mila).
Oltre a quella geografica, c’è anche la frattura generazionale. Se i giovani tra i 15 e i 34 anni e gli adulti tra i 35 e i 49 anni continuano a perdere il lavoro (rispettivamente –4% e –1,6%), l’occupazione cresce tra gli over 50 (+5,5%). Questa accade a dispetto di un rimbalzo positivo nell’occupazione dei 15-24enni: 42,9%, (-0,8%), ma in aumento di 2,9 punti in un anno. Una situazione decisamente altanelante in cui qualcosa si aggiunge da un lato e qualcos’altro si perde dall’altro. Come una coperta troppo corta, o come aggiustamenti di dati statistici alquanto raffazzonati. Un altro dato molto importante è quello sulla tipologia dei contratti. Bisogna fare attenzione perché su questo Renzi sta operando un’aggressiva operazione propagandistica per dimostrare  la presunta efficacia delle sue ricette. Dopo avere precarizzato i contratti a termine eliminando la «causale», con norme anti-costituzionali e contrarie alla direttiva europea 70/1999, questi contratti sono effettivamente cresciuti. Cresciuti su un terreno franoso e senza poter mettere radici. Per l’Istat gli occupati a tempo parziale sono aumentati nel terzo trimestre di 75 mila unità (+1,9%). Crescono anche i dipendenti a termine, dopo cinque trimestri consecutivi di calo, mentre calano i collaboratori di 36 mila unità. Ma le statistiche di fine anno rischiano di essere diverse a causa delle cessazioni. Il governo sta giocando le sue carte sulla breve durata e spera che ci siano i rinnovi. Esiste invece la possibilità, favorita dalla riforma Poletti, dei licenziamenti (o meglio, del non rinnovo). Scelte di corto respiro in cui il governo crede (come quelli precedenti). 
E non importa la qualità del lavoro, meglio uno pessimo oggi che il nulla. Questa visione pauperistica del mercato del lavoro alligna ovunque, sindacati compresi.

E in più ispira le pose da incompreso dello stesso premier:<<Qualcuno poi si è accorto che nell’ultimo mese c’è stato un aumento di oltre 50 mila posti di lavoro? >> ha detto Renzi.
Ebbene no perché questi presunti posti di lavoro sono sempre in bilico e frutto di aggiustamenti di legge che li rendono più che precari (spesso sono solo sulla carta, vale a dire virtuali). Alla luce dell’andamento del mercato del lavoro, le nuove assunzioni, debitamente sbandierate, verranno presto precipitate nel baratro. Non per volontà di un cieco destino baro, ma per espressa volontà dell’esecutivo ispirato alla visione liberista delle «porte girevoli»: si esce dalla disoccupazione per rientrarci, dopo brevi periodi di lavoro precario che contano solo per le statistiche. Il governo, pressato dalla BCE (Banca Centrale Europea) di Draghi, insisterà su questo segmento dei contratti, auspicando anche la riduzione dell’inattività. Cosa che sta accadendo: a giugno gli inattivi tra i 15 e i 64 anni erano diminuiti di 151 mila unità. Sono stati gli anziani ad «attivarsi» e non i giovani. Donne, in otto casi su dieci, che restano sempre più disoccupate rispetto agli uomini: 46,5%. Praticamente una su due non lavora, ma è assolutamente precaria. L’ultima frattura che emerge nel mondo della disoccupazione strutturale e di lunga durata in Italia è quella tra lavoratori italiani e stranieri.
Alla diminuzione della prima di 105 mila unità corrisponde la crescita di quella straniera di 91 mila (+0,6%).
In un paese dolente per le fratture geografiche, generazionali, di nazionalità e tra i sessi si afferma anche la deflazione per la prima volta dal settembre 1959, quando la variazione dei prezzi risultò negativa dell’1,1%. In una fase caratterizzata da 7 mesi di tassi negativi. Oggi i prezzi stanno scendendo da 4 mesi consecutivi. È la componente energetica, in particolare quella legata al costo dei carburanti, a pesare sui prezzi di agosto e a trascinare l’indice in negativo. Secondo i dati provvisori dell’Istat, i prezzi sono diminuiti dell’1,2% rispetto al 2013 (dal +0,4% di luglio), con la benzina in calo dello 0,9% e il gasolio dell’1,7%. I prezzi che sono saliti di più sono quelli dei trasporti (+3,8%), mentre scendono (deflazione) in tre settori alimentari su dodici (-0,5%), comunicazioni (-9,1%) e abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-1,1%) come avviene da tempo.
Insomma in Italia il lavoro è divenuto fonte di studi statistici, di propaganda di governo (illiberale ed abusivo per giunta), di cortina fumogena con cui coprire le innumerevoli magagne di un malgoverno dilagante, di un clientelismo sfacciato, di una corruzione aggressiva e proterva, di una collusione criminale. 

Scendano, il sig. Renzi ed i suoi accoliti, dalla torre d’avorio, vengano a guardare con i propri occhi il dilagare della povertà, il diffondersi della disperazione, la rassegnazione che colpisce indistintamente giovani e meno giovani. Vengano a rendersi conto di cosa hanno contribuito a fare al nostro paese. Questo inutile servo sciocco, dei grandi gruppi di potere internazionali a cui ci ha svenduti è un infame traditore della sua gente, le sue mani sono sporche del sangue dei tanti che sono morti travolti dalla crisi e dalle sue conseguenze. E noi italiani cosa facciamo? Leggiamo i giornali, guardiamo i Tg, storciamo il naso, lanciamo qualche bestemmia a mezza bocca ma poi chiniamo la schiena per meglio farci bastonare. E’ ORA DI GRIDARE FORTE IL NOSTRO DISSENSO. E se gridare non basta occorre strappare di mano il bastone ai nostri aguzzini e far assaggiare loro un po’ della medicina che continuano a propinarci. RICORDATE CHE LA LIBERTA’ NON VE LA REGALA NESSUNO DOVETE CONQUISTARVELA, COSTI QUEL CHE COSTI.






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