giovedì 15 gennaio 2015

CONFERENZA DEL DOTT. PAOLO TANGA AD ANDRIA ALL'ASSEMBLEA POPOLARE SULL'AUTODETERMINAZIONE

(N.d.R) a prosecuzione degli articoli già pubblicati sul Blog, si riporta lo stralcio documentale ed il video, dell'intervento del Dott. Paolo Tanga al Congresso di Andria dal tema "Assemblea Popolare sull' Autodeterminazione"
Riferimenti articoli già pubblicati:

Articolo del 15/11/2014
Articolo del 12/12/2014

Grazie alla disponibilità e alla cortesia di “VideoAndria.com”, i cui responsabili ringrazio in questa sede, posso scrivere alcune considerazioni introduttive e integrative alla visione dei miei interventi all'Assemblea Popolare sull'Autodeterminazione tenutasi ad Andria lo scorso 28 dicembre 2014. Ringrazio altresì gli organizzatori dell'incontro ed in particolare Roberta Maria Michela Ancona, che mi ha invitato a quell'interessantissima iniziativa, il cui svolgimento palesa il crescente grado di consapevolezza degli italiani sulla necessità di autodeterminarsi.

Ho accettato più che volentieri l'invito ad Andria, in quanto città del Mezzogiorno d'Italia, territorio sul quale esistono troppi luoghi comuni. Nonostante le spoliazioni subite, i dati storici evidenziano (fonte CNEL) che:
  1. tra il 1980 e il 1985, con la lira, il Mezzogiorno cresce sensibilmente di più rispetto al resto dell'Italia;
  2. tra il 1985 e il 1990 ancora la crescita media del PIL è notevolmente più alta;
  3. tra il 1990 e il 1995 il tasso di crescita frena in modo significativo: è l'inizio della politica del rigore dovuta alla preparazione all'ingresso nell'euro, rigore che porta nel 1994 a sperare in Berlusconi;
  4. tra il 1995 e il 2000 il tasso di crescita nel Mezzogiorno è uguale a quello del resto del Paese;
  5. tra il 2000 e il 2005 il tasso di crescita decelera in tutto il Paese, ma in maniera più accentuata nel Meggiogiorno;
  6. tra il 2010 ad oggi il crollo del PIL diventa irreversibile, con maggiore accentuazione nel Mezzogiorno.
Questi dati enfatizzano che il Mezzogiorno ha lo stesso andamento del Paese, ma in misura più accentuata. Questo andamento è dimostrato dal fatto che molte imprese, in questo periodo di recessione, hanno continuato a produrre in eccesso rispetto alla domanda e il fenomeno è più accentuato al Sud rispetto al Nord-est, dove invece il fenomeno è stato evidenziato in anticipo rispetto a tutto il territorio italiano. Il mantenimento della produzione a livelli elevati ha consentito di sfruttare gli impianti in maniera efficiente, ma ciò può essere fatto fino a quando è possibile disporre di magazzini atti a conservare l'aumento delle scorte.
In sette anni (dal 2008 al 2014) il rapporto sul Mezzogiorno di Confindustria ed SRM evidenzia una crescente negatività che porta ad un totale di oltre 40mila imprese in meno; investimenti in calo di oltre 29 miliardi di euro; quasi 700mila posti di lavoro perduti; 125mila lavoratori in cassa integrazione; quasi una persona su due ha rinunciato a cercare un lavoro regolare; Pil in calo di oltre 51 miliardi di euro.
Voglio richiamare due caratteristiche della nostra Italia che possono rappresentare punti di forza o punti di debolezza rispetto a quanto detto.
All'inizio del mese di dicembre 2014 il CENSIS ha aggiornato le notizie in modo allarmante sintetizzando la situazione con il termine capitale inagito: le famiglie italiane hanno aumentato del 4,9% il capitale liquido, portando la massa di contanti e depositi a 1.219 miliardi di euro. Anche le imprese hanno aumentato il capitale liquido.
 Donazioni
Di contro, però, le imprese hanno ridimensionato gli investimenti fissi riconducendoli al livello del primo dopoguerra. Le cause sono da ricercare nel fatto che sia le famiglie sia le imprese non hanno più aspettative.
I disoccupati ufficiali sono oltre 3 milioni, poi si contano 1,8 milioni di lavoratori inattivi e altri 3 milioni di individui che non cercano lavoro, però sarebbero disposti immediatamente a lavorare. Quindi quasi 8 milioni di persone non utilizzate a cui vanno ad aggiungersi 2,5 milioni di sottoutilizzati nel part-time e coloro che sono interessati dalla Cassa Integrazione, pari a 240.000 lavoratori in base alle ore non lavorate. Cioè forza – lavoro pari a 10 milioni di unità costrette a non far nulla. 
Il capitale sia monetario che umano è inutilizzato, sta lì per fronteggiare rischi di paura: paura che l'amministrazione pubblica non garantisca più nulla.
Interpretare questi dati induce a pensare che “questa Europa e la classe politica italiana appaiono vivere su un altro pianeta; vanno avanti nel perseguire obiettivi che si sono palesati pienamente fallimentari senza guardare cosa ci sia intorno”. Per fare un paragone: si sono fatti 7 chilometri di deserto, manca l'acqua perché si sono rotte le damigiane in quanto si era deciso di scaricarle dai cammelli e di farle rotolare sulla sabbia, le persone della carovana cominciano a dare segni di sfinimento, non si sa quanti chilometri mancano alla meta e ci si ostina ad andare avanti, quando tornando indietro basterebbero poche ore per ritrovare l'acqua.
Adesso si sono inventati imposte anticipate, cioè si fissano le imposte da pagare in futuro nel momento in cui non saranno realizzati obiettivi impossibili da perseguire con le non scelte; ci dicono: non vi preoccupate, con la manovra non vi chiediamo niente (sottintendendo per oggi, perché ad esempio dal 2016 l'IVA – questa imposta micidiale – salirà al 25% automaticamente, ci ripetono: non lo fissiamo noi l'aumento, questo avverrà solo se non paghiamo a questa Europa lo scotto di aver voluto entrarci). Cioè, dopo il danno la beffa...
La mia presenza ad Andria ha mirato proprio a sintetizzare questa analisi, cercando però di segnalare che se ci si educa alla solidarietà, all'attenzione verso le persone che frequentiamo, a capirne le potenzialità, le capacità, i bisogni, si possono individuare per ciascuno di noi delle linee di intervento che aiutino tutti. L'esempio del condominio, che al pari della politica porta a dividere le persone piuttosto che a renderlo luogo di crescita, è stato da me scelto proprio per indicare la necessità di una svolta nei nostri comportamenti individuali, la necessità che si abbandoni l'individualismo perché se ci apriamo all'empatia anche noi ne traiamo dei benefici. Con la soluzione dei buoni sconto, una sorta di moneta complementare di proprietà del possessore, il condominio risolve i problemi economici delle persone che vi ci abitano e si avvia una fase di crescita e di sviluppo; se si allargano i confini del condominio è più facile che la comunità interessata ritrovi al suo interno tutto quello che le necessita per andare avanti e soltanto quello che deve essere acquistato all'esterno dell'area ha bisogno di utilizzare l'euro come moneta di scambio. Sarà importante avere un equilibrio tra prestazioni e vendita di beni all'esterno dell'area e prestazioni e acquisto di beni dall'esterno dell'area in modo che la crescita della stessa area sarà funzione della capacità degli abitanti interessati a innovare, a produrre nuove cose o nuovi servizi per il benessere locale: lo sviluppo potrà essere finanziato dalla creazione di nuovi buoni sconto. L'importante è che i nuovi buoni sconto appartengano ai cittadini, altrimenti la ricchezza dagli stessi generata darebbe vantaggio soltanto al suo proprietario.
Ho parlato di equilibrio tra introiti e uscite di euro perché è intuitivo che una deficienza degli incassi in euro non consente di pagare le merci che non si è in grado di produrre e pertanto renderebbe l'area morosa; ma anche l'eccesso di introiti di euro dimostra l'incapacità dell'area ad innalzare il proprio livello di benessere, veicolandolo all'esterno dell'area stessa.
E' chiaro che qualora l'adozione del nuovo metro monetario coinvolgesse la totalità dei soggetti residenti nell'area il livello di crescita potenziale aumenterebbe a dismisura e consentirebbe l'abbandono dell'euro in quanto rapidamente le capacità inventive dell'uomo consentirebbero di avviare le attività di produzione anche di quei beni e servizi dei quali ci si approvvigionava al di fuori dell'area, subendo quindi i costi di una struttura monetaria straniera, oltre che non di proprietà della comunità locale.

Articolo di Paolo Tanga © del 15 gennaio 2015


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