mercoledì 25 novembre 2015

GIANRICO CAROFIGLIO: IL LINGUAGGIO DELLA POLITICA ED IL CATTIVO GIORNALISMO

 Elisabetta Reguitti



 Video News Novembre 2015


(N.d.r.) Interessante intervista a Gianrico Carofoglio, scrittore, ex Magistrato e ex Senatore della Repubblica Italiana che descrive come il cattivo linguaggio della politica rovina il giornalismo italiano, quindi con ripercussioni sulla capacità di interpretazione delle notizie da parte di chi la notizia "la subisce". La domanda però sorge spontanea: sono i giornalisti che non riescono ad interpretare e riportare correttamente l'informazione,  oppure questa ambiguità in un certo modo fa comodo al sistema? Di chi è veramente la colpa? Del giornalista o della politica? 



Gianrico Carofiglio: “Il cattivo linguaggio della politica rovina il giornalismo” “Molti dei vizi del cattivo parlare dei politici si riversano sul cattivo scrivere dei giornalisti è come in un sistema di vasi comunicanti: poi fanno un giro e tornano dall’altra parte”. Lo scrittore e deputato dem Gianrico Carofiglio analizza il linguaggio pubblico partendo dal suo ultimo.’Con parole precise, breviario di scrittura civile‘ edito da Laterza: un libro politico che contiene una riflessione sul metodo della parola della politica. “Perché anche scrivere libri – dichiara ai microfoni de ilfattoquotidiano.it il magistrato – è fare politica attiva”. La democrazia autentica vive di parole precise chiare. Vive di verità a volte difficili, comunicate con chiarezza e onestà. Ma nei vari ambiti, compresi quelli di giuristi e burocrati, si preferisce una lingua “oscura, curiale e sacerdotale, quasi mistica che consente di non rendere conto del modo in cui il potere viene esercitato. Se i cittadini non capiscono la lingua che parlano gli uomini e le donne che detengono il potere, sono molto meno in grado di controllare l’esercizio di potere”.  Scrivere e parlare chiaro nel diritto, nella burocrazia e nella politica è, appunto, una questione di democrazia. “Oggi purtroppo assistiamo a un’accelerazione, è in atto una grave involuzione della lingua che parlano i politici e di chi attorno alla politica ruota”. Si preferisce un modo di maneggiare il linguaggio caratterizzato dalla “confusione deliberata, dall’intento deliberatamente manipolatorio e dell’uso di espressioni dichiaratamente prive di un significato specifico” e che consentono una delle “espressioni più odiose e diffuse della comunicazione politica di questo paese, il sono stato frainteso del giorno dopo.