domenica 27 dicembre 2015

EQUITALIA, IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA

 
Editoriale del Dott. Commercialista Livio Landi

Sembra di essere tornati nel medioevo quando al solo sentire nominare taluni eventi o personaggi le galline smettevano di fare le uova, le mucche il latte e la gente perdeva il sonno. Oggi che la peste è stata quasi annientata, il vaiolo sconfitto e quello che ci tocca è l’agente della riscossione di Equitalia. Ma esattamente chi o che cosa si nasconde dietro questo nome apparentemente rassicurante? Ebbene una holding partecipata al 51% dall’Agenzia delle Entrate e per il restante 49 % dall’INPS che opera sul territorio italiano a mezzo dei suoi agenti della riscossione: Equitalia Nord Spa, Equitalia Centro Spa ed Equitalia Sud Spa. Questa struttura organizzativa è il risultato di successive operazioni di riorganizzazione che hanno interessato il gruppo e che hanno portato il numero degli agenti da 32 ai tre attuali.  C’è anche un quarto “agente”: Equitalia Giustizia SpA  “istituita nel 2008, è il gestore del Fondo Unico Giustizia, dove confluiscono le somme sequestrate nell'ambito di procedimenti penali e in applicazione delle misure di prevenzione antimafia, nonché i proventi derivanti dai beni confiscati alla criminalità organizzata”. Non è mia intenzione, scrivendo questo editoriale, di trattare le possibilità di difesa a disposizione del contribuente che si trova alle prese con una delle sue tipiche missive….questo sarà sicuramente oggetto di uno dei miei prossimi scritti; questo vuole essere un’analisi, un poco diversa dal solito, che si propone di fare chiarezza su alcuni punti, a mia vista essenziali, indispensabili per approcciare correttamente l’azione di difesa. Innanzi tutto è bene precisare un aspetto fondamentale: a Equitalia è stato riservato il compito semplicemente di riscuotere somme erariali e contributive che gli enti c.d. impositori le danno mandato di recuperare presso i contribuenti. Questo “incarico” si materializza nella trasmissione di quel documento che prende il nome di ruolo che riporta non solo le generalità del contribuente debitore (o presunto tale) ma anche la natura, l’entità ed in alcuni casi la sommaria motivazione della pretesa pecuniaria. Troppe volte mi è capitato di assistere alla scena del contribuente alle prese con una cartella esattoriale opporre inutilmente le sue ragioni agli sportelli dell’agente della riscossione invece che più proficuamente a quelli dell’ente impositore (agenzia delle entrate o inps o altro ente che sia) che sono i veri “mandanti” responsabili della richiesta giunta per il tramite di Equitalia. È un po’ come chiedere spiegazioni all’ufficio postale se si riceve, per loro tramite, una lettera di addio della fidanzata … se ne sta parlando semplicemente con il soggetto sbagliato! 
L’impressione che ho sempre più spesso è che l’attenzione si sia spostata troppo dai mandanti (gli enti impositori) all’esecutore (gli agenti della riscossione) che utilizza tutti gli strumenti che a livello legislativo gli sono stati forniti per portare a termine il loro ben pagato servizio. Sottolineo non a caso questo aspetto…. Si pensi che fino al 31.12.2015 la commissione che Equitalia riceve per ogni cartella incassata è pari all’ 8% a carico integralmente del contribuente se ottempera la richiesta di pagamento oltre i 60 giorni previsti. A partire dalle cartelle notificate dal 2016 l’aggio a carico del contribuente sarà del 3% se il pagamento avviene entro i 60 giorni (l’altro 3% è a carico dell’ente impositore) e totalmente a carico del contribuente (3%+3%) otre tale termine. In realtà questa mossa del governo, forse un pochino propagandistica non comporta per Equitalia alcuna riduzione di introito in considerazione del fatto che per sopperire a questo minore ricavo l’Agenzia delle Entrate dovrà provvedere ad effettuare cospicue integrazioni (125 milioni in tre anni) spalmando così, in realtà, la presunta riduzione in capo a tutti noi, in virtù del fatto che in questa fase di transizione è stato stabilito che sia comunque garantito ad Equitalia il pareggio di bilancio (comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n79/1190). Il problema secondo me è che concentrarsi tanto sull’azione di Equitalia fa cercare una soluzione nel posto sbagliato! L’attività dell’Agente della riscossione dovrebbe sicuramente essere moderata soprattutto nei fondamenti presupposti al calcolo degli interessi e dei compensi sulle somme riscosse (che portano a delle aberrazioni) ma è altrettanto vero che questa moderazione può essere realizzata solo a livello normativo proprio da quello stesso Stato che ne è il mandante e che nell’attività di Equitalia ripone la speranza di trasformare quei “residui attivi”, presenti nel suo bilancio, in denaro contante. Buona fortuna!....
Che speranze si possono mai avere di recuperare somme “virtuali” raddoppiate o peggio nelle more della riscossione? Quando si arriva a discutere di somme superiori a 100 o 200 mila euro le 72 rate (o 120 qualora concesse) che fruibilità pratica possono avere? Quanto deve guadagnare un soggetto per permettersi di poter pagare più di duemila euro al mese ( o peggio )? Purtroppo questi non sono discorsi retorici, non sono casi limite o teorici…. sono situazioni concrete che anche io, nella mia attività professionale, incontro non raramente.  Purtroppo queste situazioni sono foriere, nelle migliore delle ipotesi, a determinare la fuoriuscita di questi soggetti dalla popolazione economicamente attiva fino a spingerli in quel gruppo di persone, sempre più vasto, che gli statisti definiscono degli inattivi. Manteniamo doverosamente l’attenzione su Equitalia per quello che riguarda le modalità di gestione della sua attività di riscossione, per l’entità, l’origine e per la composizione dei suoi ricavi e dei suoi costi di gestione; ma non commettiamo l’errore di pensare che equitalia sia l’origine del problema: se domani Equitalia sparisse, le somme a debito che una sempre più crescente parte della popolazione italiana continua ad accumulare, si manterrebbero comunque costantemente in crescita.
Il problema vero è costituito dal fatto che il livello di tassazione è troppo elevato; dal sistema sanzionatorio è troppo gravoso; dal fatto che chi materialmente studia e realizza la normativa dovrebbe prima scendere dalla sua torre d’avorio per saggiare con mano la vita reale rendendosi finalmente conto che privare le persone anche della speranza di poter risolvere i propri problemi di indebitamento produrrà solo ulteriori problemi da risolvere. 
Equitalia è solo uno strumento, buono o cattivo in funzione delle possibilità di azione che, al livello centrale, le si forniscono e del conseguente uso che gli Enti e lo Stato ne fanno.
La gravosità delle maggiorazioni (compensi, aggi, interessi ecc) sono tali perché normativamente previsti. Questo sicuramente non fa degli stessi una cosa moralmente giusta ma, tragicamente, tristemente legale almeno allo stato attuale. È bene considerare che, finalmente, si sono sollevati dubbi sulla costituzionalità (purtroppo recentemente dissipati dalla Corte Costituzionale che ne ha invece sancito la costituzionalità) e sulla coerenza di questo sistema di “maggiorazioni e contributi” con le normative di carattere europeo (specialmente per quello che attiene la normativa sugli aiuti di stato), ma fino a quando un intervento normativo non cambierà la situazione attuale è bene che si continui a fare pressione a livello mediatico non sull’effetto (cioè Equitalia ) ma sulla causa che ne è l’origine: una normativa cieca e gravosa.