martedì 15 dicembre 2015

NON APRITE QUELLA PORTA: GIUBILEO 2015


Editoriale di Luigi Orsino



Lo scorso otto dicembre, con la cerimonia dell’apertura della Porta Santa, il Papa ha data inizio all’Anno Santo, Giubileo straordinario. Straordinario in quanto molto in anticipo rispetto al 2050 quando si sarebbe dovuto avere il nuovo Giubileo, di regola l’Anno Santo cade ogni 50 anni. Quali motivazioni possono aver spinto il Pontefice ad anticipare così tanto l’Anno Santo? Possiamo, senz’altro, prendere per buone le motivazioni che lo stesso Pontefice ha fornito: in pratica creare un periodo di forte aggregazione tra i fedeli in un momento di grave crisi. Siamo, comunque, convinti che non sia solo questa la motivazione. Il Vaticano non è particolarmente noto per la trasparenza con cui tratta le questioni inerenti la Chiesa, ciò non da oggi ma da sempre. Vorrei che i lettori non pensassero che io sia prevenuto. Se consideriamo che ancora oggi esiste la “Congregazione per la Dottrina della Fede” che altro non è che il nuovo nome del Sant’Uffizio a sua volta nuova denominazione del tribunale dell’inquisizione romana. Il Papa emerito Benedetto XVI, prima di assurgere al soglio pontificio, era stato a capo della Congregazione; notoriamente tale organo ecclesiastico è il più conservatore ed alieno ad ogni rinnovamento. Esiste certamente la volontà di contrastare altre fedi religiose che, obbiettivamente, stanno raccogliendo molti consensi e, attraverso dottrine tanto coinvolgenti quanto sobillatrici di violenza. Inoltre c’è la necessità di stendere una cortina fumogena sui tanti episodi, poco edificanti, che hanno coinvolto il Vaticano o eminenti prelati.
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Lo scandalo delle fughe di notizie, poi raccolte in un libro, che hanno tanto scosso i vertici ecclesiastici fanno pensare che vi siano tanti, troppi, segreti che devono restare tali. I tanti preti coinvolti i scandali sessuali, di pedofilia e non, altri religiosi che adoperano i fondi dei loro ordini per fare la bella, e sregolata, vita, sono solo i vertici noti di una immensa montagna avvolta dalle nebbie.Potremmo scrivere volumi sulle attività più o meno occulte della Chiesa e dei tanti ordini religiosi che ad essa fanno capo, si pensi, ad esempio, all’Opus Dei.Come laico penso che il dovere della Chiesa dovrebbe essere quello di intensificare al massimo l’azione di sostegno ai sofferenti, ovunque essi si trovino. Rifondare la Chiesa ispirandosi agli ordini pauperistici del passato (predicavano la povertà rifuggendo qualsiasi privilegio). Dovrebbero moralizzare i tanti ordini che hanno, oggi forse più di ieri, mercificato l’anelito al divino dei fedeli. Inoltre riteniamo che questo sia il momento meno adatto per richiamare una massa enorme di pellegrini in una città, praticamente indifendibile, come Roma. L’azione di attacco portata da gruppi islamici all’occidente, la loro dichiarata intenzione di colpire la Chiesa Cattolica e  il Vaticano fanno di Roma, e l’Italia tutta, un obbiettivo preferenziale. L’Italia in un momento di grave sofferenza dei suoi cittadini a causa del persistere di un interminabile periodo di crisi economica deve farsi carico di garantire la sicurezza di milioni di persone per un lungo periodo di tempo. Saranno impegnate risorse economiche che sicuramente non saranno compensate da equivalente entrate legate all’evento religioso. Per blindare Roma è stato necessario spostare forze dell’ordine sguarnendo altri obbiettivi sensibili. Insomma, comunque la si veda, non era proprio il caso di indire un così grande evento religioso in un momento di gravissima tensione internazionale e di persistente sofferenza economica. In Italia ci sono milioni di poveri che letteralmente rischiano di morire di fame, il governo, invece, di pensare a come alleviare le sofferenze dei suoi cittadini, farebbe bene anche la Chiesa a pensarci un tantino, deve stanziare, anzi ha già stanziato, cifre colossali per garantire uno svolgimento tranquillo del
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Giubileo. In ogni caso, nonostante l’impegno del governo italiano, tale tranquillità non è affatto un dato certo. L’Italia laica (laica?) si è dovuta sobbarcare uno sforzo enorme, nel momento meno opportuno, perché la Chiesa potesse rifarsi il trucco. Trucco pesante con cui coprire le tante rughe del Vaticano, il tutto allineato con la politica di rifacimento del maquillage portata avanti dal nuovo Pontefice Francesco. Solo che una massiccia dose di belletto nulla può quanto il marcio da coprire è così tanto. Papa Francesco, Gesuita e non Francescano, dovrebbe mettere mano ad una rivoluzione totale della Chiesa, una sua completa rifondazione. Che lo crediate o no, non può farlo, non ne ha il potere. Se vuole continuare a regnare sul mondo cattolico, se vuole continuare a presiedere la più grande S.P.A. del mondo, se vuole continuare a vivere deve uniformarsi alle regole, scritte o non scritte, che i vertici ecclesiastici gli impongono. Il Papa è l’immagine della Chiesa, il suo governo è nelle mani di grandi potenti ed occulti personaggi che tutto sono fuorché buoni cattolici e buoni pastori d’anime.