venerdì 29 gennaio 2016

BAIL IN L'ARMA DI DISTRUZIONE DI MASSA


Editoriale di Luigi Orsino

Cerchiamo, innanzi tutto di chiamare le cose con il loro nome. L’uso indiscriminato di termini stranieri serve unicamente a rendere incomprensibile, ai più, il loro vero significato, un modo per far passare sotto silenzio le notizie o quantomeno rendere l’impatto meno dirompente. Si tratta di pura e semplice disinformazione. Inoltre l’italiano è la più bella lingua del mondo e non va mortificata e sminuita con l’eccessivo uso di termini stranieri.
 BAIL IN L'ARMA DI DISTRUZIONE DI MASSA
Con il 2016 sono entrate in vigore le nuove norme europee sul salvataggio interno delle banche a rischio fallimento. Le nuove regole impongono di gestire le crisi degli istituti di credito utilizzando risorse private evitando così che il costo dei salvataggi gravi sui contribuenti e sul deficit. In altre parole lo Stato non potrà più intervenire direttamente nei fallimenti delle banche. Come per tutte le imprese private, in caso di crisi o di fallimento saranno i "proprietari" della banca, ovvero gli azionisti, i primi a pagare. 
E’ previsto infatti una serie di misure preventive della crisi e, se queste non dovessero essere sufficienti, un meccanismo di gestione della crisi stessa, arrivando alla risoluzione della banca. Tutto il processo avviene sotto il controllo della Bce e Banca d'Italia
.In caso di crisi, la procedura di risoluzione aggredirà per primo il capitale degli azionisti, ovvero dei 'proprietari', della banca che vedranno azzerarsi il valore delle loro azioni. Solo se il loro contributo non e' sufficiente sono chiamati a intervenire i titolari di altre categorie di strumenti finanziari emessi dalla banca stessa secondo un ordine che incide sul rischio dell'investimento. La prima categoria di titoli ad essere aggredita sono le "azioni e altri strumenti finanziari di capitale": attenzione quindi alle azioni di risparmio e alle obbligazioni convertibili in azioni emesse dall'istituto bancario in crisi. Solo quando si sarà azzerato il loro valore e questo non sarà sufficiente, si passerà ai "titoli subordinati senza garanzia", attenzione quindi alle cosidette obbligazioni junior (quelle diventate famose con il crac delle quattro banche). Esaurita questa categoria di titoli, si passa ai "crediti non garantiti", ad esempio le obbligazioni bancarie che - spiegano dall'Abi - pur non essendo ne' subordinate ne' strutturate (come le junior) non sono però garantite. 
Gli ultimi ad essere aggrediti sono i conti correnti superiori ai 100.000 euro delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese (per la parte eccedente ai 100.000 euro). Fino a 100mila euro i depositi sono garantiti dal Fondo di garanzia dei depositi (la cifra sale a 200mila euro se il conto è cointestato, perché la garanzia non riguarda il conto in se ma e' stabilita - spiega la guida Abi - per ogni singolo depositante). Il risparmiatore che volesse dormire sonni tranquilli dovrà rivolgersi a un'altra serie di strumenti finanziari che resteranno integri in caso di salvataggio interno ovvero di "procedura di risoluzione" e che possono essere considerati sicuri. Insieme ai depositi fino a 100.000 euro non saranno toccate le obbligazioni emesse dalla banca ma questa volta coperte da una garanzia. Garantite anche le cassette di sicurezza o i titoli detenuti nel deposito titoli (ovviamente se non emessi dalla banca in crisi). In questo caso si tratta di beni di proprietà del risparmiatore e la banca fa solo da custode. Tutelati anche i debiti verso i dipendenti, i fornitori, il fisco e gli enti previdenziali purché privilegiati dalla normativa fallimentare.  Fonte dati Associazione delle banche italiane (ABI).

I banchieri strozzini e truffatori escono sempre vincitori dalle loro malefatte. Quando investono i nostri soldi guadagnano cifre astronomiche per il semplice motivo che si gettano a capofitto in operazioni ad alto rischio che finché funzionano generano alti profitti.

 BAIL IN L'ARMA DI DISTRUZIONE DI MASSA

Quando poi, come sempre succede, la pacchia finisce loro scaricano sui clienti le malversazioni e le allegre gestioni. In tutto ciò, anche quando guadagnano molto, ai clienti pagano interessi irrisori, spesso, a conti fatti, negativi. Noi speriamo di mettere al sicuro i nostri risparmi ed invece li consegniamo nelle mani di speculatori senza scrupoli che si approfittano della nostra buona fede e della fiducia che ci hanno carpito. Qualcuno potrà obbiettare che i primi a pagare sono gli azionisti, cioè i proprietari delle banche. Ma è veramente così? No non lo è per il semplice motivo che gli azionisti non sono realmente i proprietari delle banche ma solo dei risparmiatori che hanno deciso di investire in azioni bancarie. State certi che i veri proprietari delle banche si guardano bene dall’investire nelle loro stesse banche e, in ogni caso, sanno con molto anticipo quando è il momento di mollare la patata bollente, e a chi mollarla se non ad uno sprovveduto investitore che spera di guadagnare qualche cosa sui risparmi di una vita di lavoro. Quindi non si colpiscono gli speculatori “veri” ma solo i risparmiatori. Colpire poi i fondi delle aziende corrisponde a gettarle in una crisi ancora più profonda di quella in cui già si trovano con la conseguenza che molte falliranno e moltissime chiuderanno i battenti. E i dipendenti? Per strada. Ovvio. Non possiamo continuare ad accettare regole infami fatte apposta per prostrare sempre più la popolazione, regole che piovono dall’alto, da un luogo etereo dove si decidono le sorti di noi poveri diavoli. Regole fatte da speculatori e banchieri per salvaguardare loro stessi. Forse ancora qualcuno dubita che siamo governati da potentissimi gruppi di potere finanziari? Qualcuno ancora si illude che noi si abbia voce sulle decisioni che vengono prese sulla nostra pelle. Se così fosse occorre che rivediate le vostre posizioni ed impariate a leggere tra le righe delle notizie. Non lasciatevi più fuorviare dalla propaganda e dalla disinformazione. Noi siamo solo strumenti, sacrificabili, nelle mani di carnefici scellerati.