giovedì 14 aprile 2016

VICENDA LUIGI ORSINO: UNA VERGOGNA ITALIANA


Editoriale di Stefano Becciolini


Credevate che era finita? No davvero! Ora che Luigi Orsino e la sua famiglia hanno ottenuto un alloggio popolare di 45 mq, rischiano di essere sfrattati se non pagano 329.00 € di registrazione bolli, mensilità ed altri balzelli. Ma come può pagare se percepisce 289.00 €  al mese di pensione e dove devono anche mangiare in tre persone?
Leggete per l'ennesima volta questo mio editoriale, fate uno sforzo celebrale e di cuore per entrare nei panni "scomodi" di questo cittadino ed onesto italiano. Magari anzichè limitarsi a fare "mi piace" con il mouse, qualcuno di voi si adopererà per aiutarlo a cercare un lavoro. Ricordate cari lettori: chiunque è a conoscenza di questa vicenda è anche responsabile della sorte di tre esseri umani.



Voglio ritornare, ancora una volta sulla vicenda di Luigi Orsino, una storia che abbiamo già seguito, e narrata su questo blog. Luigi è una vittima della malavita organizzata che ha denunciato noti esponenti della camorra, questa sua scelta di legalità lo ha portato dritto nel baratro della disperazione. Ha perso le sue aziende, il lavoro, tutti i beni che aveva acquisito con anni di duro ed onesto lavoro, abbandonato dallo Stato e dalle Istituzionim è, progressivamente sprofondato in uno stato miserevole, senza risorse economiche, dopo innumerevoli traversie è finito per rifugiarsi in un piccolo paese dell’Irpinia, anzi a mio avviso è stato lì segregato in confino dalla camorra con la complicità di alcune Istituzioni Pubbliche.
Costretto ad abitare, per quasi due anni, dal 7 luglio 2014, in una casa diroccata e malsana, quasi una stalla. Insieme a Luigi hanno patito le conseguenze di una scelta, inevitabile per una persona onesta, anche sua moglie e suo figlio Roberto. Oggi Luigi vive con una pensione d’invalidità di 289,00  € al mese, essendosi gravemente ammalato di cuore a causa dello stress patito in anni di continue persecuzioni dei criminali da lui denunciati e della latitanza delle istituzioni. Solo ultimamente, anche grazie all' interessamente del Blog FAHRENHEIT   912 . gli è stata assegnata una piccola casa di edilizia popolare, 45 mq in tutto, in cui devono vivere in tre; il figlio è costretto a dormire in un ripostiglio posto al di fuori del piccolo appartamento, senza riscaldamento, un ripostiglio di 2 metri per 3. Nonostante tutto Luigi ritiene che ci sia stato un notevole miglioramento essendo passato, lui e la famiglia, da una stalla umida e infestata dai topi a un  piccolo alloggio popolare. Luigi non si lamenta mai, non alza mai la voce, non addita mai nessuno come causa dei suoi guai (ad eccezione dei criminali camorristi). Ma se non lo fa Luigi lo faccia io.  Hanno cercato di portagli via la dignità di uomo, lo hanno relegato lontano dai luoghi che gli erano cari, lo hanno costretto nel limbo dei dimenticati. Quello Stato in cui lui ha creduto, ed in cui ancora crede, gli è stato matrigna perfida ed immoralmente latitante. Invece di riconoscere in lui un uomo onesto, un esempio da additare a chi ancora non trova il coraggio per rifiutare la logica dell’omertà mafiosa. Le istituzioni lo hanno abbandonato facendogli subire le peggiori umiliazioni, facendo conoscere a lui ed alla sua famiglia i morsi della fame, costringendolo a mendicare, a vivere con un pacco alimentare mensile della Caritas. Luigi è attanagliato dai rimorsi di aver trascinato la sua famiglia nell’inferno dei dimenticati, anzi dei reietti. Vedere la moglie che si ammala gravemente per le sofferenze patite, vedere il figlio trentenne, laureato in economia con 110 e lode, rifiutato ad ogni colloquio di lavoro perché figlio di un “infame” che ha tradito il voto del silenzio imposto dai camorristi alle loro vittime, lo sta lentamente uccidendo.
Luigi è un uomo di cultura, una buona penna che ha anche scritto un libro che è un atto di accusa ed allo stesso tempo un perentorio invito a ribellarsi a tutte le mafie, proprio per questa sua lucida capacità di convincere gli altri a seguire il suo esempio, ad essere intransigenti e fermi nel rifiutare qualsiasi collusione con i criminali è considerato un uomo scomodo. La sua presenza da fastidio ai malavitosi ma anche a tutti quei politici che sono venuti a patti con le mafie. Se lo Stato avesse fatto il suo dovere e non avesse lasciato vaste aree del territorio senza controllo i criminali non avrebbero potuto sostituirsi ad esso e Luigi, e tanti altri come lui, non sarebbero stati attaccati dal cancro della criminalità organizzata. Mi chiedo come si possa dare spazio sulla tv pubblica al figlio di un mafioso stragista, di cui non voglio nemmeno menzionare il nome per non darle ne spazio ne lustro, che pubblicizza un suo libro senza prendere  mai le distanze dal padre ma anzi lo giustifica. E come atto supremo di vilipendio alla memoria di chi è  morto per servire il  Paese e la legalità, il figlio del mafioso, da il "papale consenso" alla messa in onda "dell' ignominiosa intervista". Luigi è civilmente morto! Non ha futuro e non hanno futuro i suoi cari. Che paese è mai questo che dimentica i suoi figli migliori per esaltare i figli di criminali, degli orchi che hanno fatto strage di grandi uomini (i giudici Falcone e Borsellino , gli uomini della scorta e molti altri ancora) e che hanno inquinato la società con la loro asfissiante presenza, con il potere che gli veniva dall’ esercizio continuo della violenza? E’ questo un paese civile? Si può definire civile un paese in cui si lascia morire d’inedia un uomo colpevole di aver creduto che era suo dovere schierarsi dalla parte della legalità?  No! Io credo che non sia civiltà istituzionalizzare il malaffare, credo che non sia civiltà fare patti con i mafiosi, credo che non sia civiltà stringere accordi e dare visibilità al delfino di un capo mafioso.  Eppure Luigi non chiede di essere premiato per le su scelte di vita, Luigi non si sottrae al peso delle sue decisioni, non si aspetta premi o riconoscimenti, Luigi vorrebbe solo avere la possibilità di riprendersi la sua dignità tornando a lavorare e magari di vedere anche il figlio sistemato. Luigi è stato relegato nell’anticamera del cimitero, gli si vuole togliere la voce perché non abbia più ad infastidire nessuno. E allora sono io a dare voce a quest’uomo. Un uomo che è in grado di farci sentire ancora orgogliosi di essere italiani.
Spero vivamente che chiunque abbia letto questo editoriale sia mosso da umana comprensione e mi aiuti a trovare un lavoro al Sig Luigi Orsino ed a suo figlio Roberto. 

Potete contattare direttamente il Sig Orsino al nr 340.3335346
 E mail: orsinoluigi@libero.it 

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DIARIO DI BORDO DEL CASO DI LUIGI ORSINO



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