mercoledì 18 maggio 2016

VOUCHER: LA NUOVA FRONTIERA DEL PRECARIATO



(N.d.R.) Magra consolazione poter affermare dopo molto tempo "io lo avevo detto". Con mio rammarico sono stato "Nemo propheta in patria". L' 11 Novembre 2014 avevo scritto uno dei miei primi editoriali per il neo nato Blog FAHRENHEIT 912 dal titolo DIRITTO AL LAVORO? SCORDATEVELO! dove additavo la formula dei pagamenti per prestazioni lavorative in Voucher come l'inizio della fine del diritto al lavoro sancito nell' Art 23 della Costituzione Italiana. Quest’ oggi riporto un' estratto dell’ editoriale apparso il 16 maggio 2016 sul quotidiano On Line Il Fatto Quotidiano dal titolo:Voucher, il 37% dei percettori non ha altri redditi da lavoro. E l’85% guadagna sotto i mille euro l’anno. Finalmente anche qualche giornalista ha iniziato ad occuparsi della vicenda! Meglio tardi che mai.

Non solo dipendenti in cerca di un secondo impiego per arrotondare o pensionati impegnati in un lavoretto saltuario. Come dimostrano le cifre fornite da Inps e Veneto Lavoro, nel 2015 i voucher, strumento pensato per retribuire il lavoro accessorio, nel 23% dei casi sono usati per pagare lavoratori dell’età media di 37 anni, ex occupati, che in buona parte hanno perso il posto nei due anni precedenti. E un’altra fetta importante fetta di persone, il 14%, non è mai stata occupata. Risultato: nel 37% dei casi, quasi uno su quattro, quello retribuito a voucher è l’unico reddito da lavoro. E si tratta di un’entrata non certo sufficiente a mantenere una persona. Secondo la relazione, l’85% dei lavoratori che ha avuto almeno un buono è rimasto al di sotto dei mille euro annui.
Il dato rivela una netta deriva dello strumento rispetto al suo intento originario, cioè quello di facilitare l’emersione dal lavoro nero e pagare prestazioni occasionali per occupazioni saltuarie come il giardinaggio o i mestieri domestici: lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri , mesi fa ha definito questo strumento “la nuova frontiera del precariato“. E ora ha rincarato la dose in un’intervista al Tg Zero di Radio Capital: “I voucher non stanno facendo emergere molto lavoro nero. In alcuni casi creano precarietà e sono controproducenti“.
Non a caso, nei prossimi giorni il governo varerà un decreto per introdurre la tracciabilità dei buoni lavoro e limitarne la crescita esponenziale. Ma i sindacati hanno già spiegato come questo intervento non sia sufficiente per eliminare gli abusi, ma sia necessario escludere interi settori e fissare un tetto di ore oltre il quale i buoni non si possono usare. Sul fronte degli importi guadagnati dai lavoratori, sono state 207mila  le persone che hanno percepito più di mille euro netti nell’anno grazie ai voucher  appena il 15% del totale. Quasi un milione di lavoratori ha guadagnato meno di 500 euro mentre 213mila hanno percepito solo da uno a cinque voucher nell’intero anno. Per quanto riguarda i committenti, invece, il rapporto sottolinea che sono raddoppiati (+100%) dal 2013 al 2015, passando a 473mila. Il 76% dei voucher sono stati pagati da aziende dell’industria e del terziario, attive soprattutto nel turismo e nel commercio. Il resto è formato da persone giuridiche e persone fisiche, artigiani e commercianti senza dipendenti, imprese agricole e agricoltori autonomi. In totale, nel periodo 2008-2015, sono stati venduti 277,2 milioni di voucher da 10 euro per un valore complessivo di oltre 2,7 miliardi di euro. Il numero di tagliandi è passato dai 500mila del 2008 ai 115 milioni del 2015. Su questa crescita esponenziale ha inciso soprattutto la legge Fornero, che ha liberalizzato l’utilizzo dello strumento in praticamente tutti i settori, ma anche il Jobs act, che nel 2015 alzato da 5mila a 7mila euro il limite del reddito percepibile da ogni lavoratore in voucher.



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